Relazioni tra contenuto in cellule somatiche ed esame batteriologico in campioni individuali di latte di pecore e capre per studi su geni associati alle infezioni intramammarie.

Progetto: Research project

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Description

Le mastiti rappresentano una della patologie che nell'allevamento bovino come in quello ovi-caprino da latte comportano la quota più ingente di perdite economiche. Il contenuto in cellule somatiche del latte, determinato tramite lettura rapida al Fossomatic, costituisce uno degli indicatori indiretti maggiormente utilizzati per valutare la presenza di stati patologici, evidenti o sub-clinici, a carico della ghiandola mammaria, specialmente quando non sono disponibili delle misurazioni dirette dell'incidenza delle mastiti. L'utilizzazione delle cellule somatiche quale indicatore dello stato sanitario della mammella presenta i seguenti vantaggi: è registrato di routine durante i controlli funzionali; l'ereditabilità del contenuto in cellule somatiche è più alta dell'ereditabilità del carattere diretto (incidenza di mastiti); e riflettel'incidenza sia delle mastiti cliniche che di quelle sub-cliniche.Le moderne biotecnologie molecolari applicate alle produzioni animali nell'ultimo ventennio hanno contribuito all'acquisizione di nuove conoscenze sui meccanismi di difesa posti in essere dalla ghiandola mammaria nei confronti della penetrazione e presenza di patogeni al suo interno. Nelle fasi precedenti l'infezione i meccanismi di difesa che la mammella pone in atto sono di tipo immunitario a-specifico e tra queste reazioni è stata evidenziata la produzione di peptidi ed altre proteine, tra cui le defensine. L'aspetto di primaria importanza dei processi di difesa immunitaria non specifica è che la loro azione può sensibilmente migliorare la capacità della mammella a difendersi dall'attacco di patogeni riducendo quindi la suscettibilità a contrarre infezioni. Il principio di base è che l'animale vive nell'ambiente che caratterizza il suo habitat, inevitabilmente, insieme a microrganismi patogeni. Se la naturale barriera epiteliale, unica protezione dai microrganismi patogeni, subisce per qualsivoglia motivo o causa offesa, i patogeni invadono l'ospite e inizialmente vengono eliminati dallo stesso grazie ad una innata reazione immunitaria. I peptidi antimicrobici possono essere classificati in funzione della loro struttura in cationici e anionici. Le defensine sono peptidi cationici ricchi di residui di arginina e contenenti 6 residui di cisteina. Defensine sono state isolate nella ghiandola mammaria umana e di bovine. Negli ovini allo stato attuale sono stati individuati due geni ß-defensina sul cromosoma 26 SBD1 e SBD2. Ognuno di essi si compone di solo due esoni e di un introne della lunghezza in media di 1500 bp. Approfondire le conoscenze sulla espressione genica delle defensine è di fondamentale importanza per meglio comprendere i meccanismi dell'immunità non specifica nel caso delle mastiti sub-cliniche e per avere la possibilità di trovare un nuovo approccio al problema delle mastiti che sia alternativo all'impiego degli antibiotici, quale ad esempio l'induzione dell'espressione di questo peptide a livello della ghiandola mammaria e l'impiego di marcatori genetici in un programma di selezione per migliorare la resistenza alle mastiti.In definitiva gli obiettivi del progetto sono: 1) studiare le relazioni tra CCS e i caratteri della produzione di latte; 2) testare l'attendibilità del CCS quale strumento diagnostico rapido delle mastiti e per la definizione di valori cut-off tramite le curve ROC per definire un valore soglia di cellule somatiche per distinguere le mammelle infette da quelle non infette; 3) stimare i BVs per il CCS; 4) identificare marcatori genetici con effetto sullo stato sanitario della mammella.

Layman's description

L'importanza delle infezioni intramammarie negli ovini e caprini da latte è principalmente di natura economica ed igienico-sanitaria, in quanto in relazione alla salute dei consumatori di prodotti lattiero-caseari e legale. Benché il management sia il metodo più efficace per prevenire il verificarsi delle mastiti, la selezione per incrementare la resistenza a tale patologia è un'alternativa che va presa in considerazione, infatti l'utilizzo di programmi di selezione idonei consentirebbe di ridurre i costi determinati dalle mastiti nell'allevamento da latte. L'obiettivo dei programmi di selezione per le mastiti, tanto nei bovini quanto negli piccoli ruminanti da latte, è quello di ridurre il numero di nuove infezioni e di limitare la durata delle infezioni preesistenti.Recenti ricerche hanno messo in evidenza che il contenuto in cellule somatiche (CCS) può essere un buon indicatore dello stato sanitario della mammella, specialmente quando non sono disponibili delle misurazioni dirette dell'incidenza delle mastiti. È importante però precisare che, negli ovi-caprini, la relazione esistente tra il contenuto in cellule somatiche e l'incidenza delle mastiti non è altrettanto chiara. Il problema si pone al superamento di una soglia, oltre la quale, l'aumento delle cellule somatiche non è dovuto a fattori di natura ambientale ma ad una probabile infezione di natura batterica in corso a carico della ghiandola mammaria. Un gene responsabile della resistenza non è stato ancora individuato, e quindi attualmente la selezione si basa su procedure classiche, scartando i soggetti che risultano maggiormente colpiti nelle lattazioni precedenti.Le routinarie tecniche analitiche per la stima del contenuto in cellule somatiche sono accurati metodi di monitoraggio della qualità igienica del latte e sono importanti per la realizzazione di programmi di controllo delle mastiti. Gli studi genetici sul CCS negli ovi-caprini da latte sono relativamente più recenti rispetto ai bovini da latte. Le ricerche in tale campo hanno messo in evidenza un valore di correlazione genetica tra CCS e presenza/assenza di mastiti cliniche in media compresi tra il 60% e l' 80% che indica uno stretto grado di associazione tra queste due variabili e quindi la possibilità di selezionare per il CCS, carattere in grado di produrre una risposta indiretta sulla selezione per la resistenza alle infezioni intramammarie determinate da patogeni maggiori.Le moderne biotecnologie molecolari applicate alle produzioni animali nell'ultimo ventennio hanno contribuito all'acquisizione di nuove conoscenze sui meccanismi di difesa posti in essere dalla ghiandola mammaria nei confronti della penetrazione e presenza di patogeni al suo interno. In particolare è stato dimostrato che la risposta di tipo immunitario, da parte della ghiandola mammaria ad un processo infettivo, può essere determinata da meccanismi immunologici specifici e non specifici. Nelle fasi precedenti l'infezione, i meccanismi di difesa che la mammella pone in atto sono di tipo immunitario a-specifico e tra queste reazioni è stata evidenziata la produzione di peptidi ed altre proteine tra cui le defensine. Il principio di base è che l'animale vive nell'ambiente che caratterizza il suo habitat, inevitabilmente, insieme a microrganismi patogeni. Se la naturale barriera epiteliale, unica protezione dai microrganismi patogeni, subisce per qualsivoglia motivo o causa offesa, i patogeni invadono l'ospite e inizialmente vengono eliminati dallo stesso grazie ad una innata reazione immunitaria. Ne consegue l'immediato rilascio e attivazione
StatoFinito
Data di inizio/fine effettiva9/22/089/21/10