Profili civilistici delle misure patrimoniali di lotta al crimine organizzato (output) e tutela delle situazioni giuridiche dei terzi in buona fede (outcome)

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Nell’ambito della lotta contro il crimine organizzato è ormai acquisita la consapevolezza dell’importanza del ruolo delle misure patrimoniali come strumento volto a impedire l’infiltrazione delle organizzazioni criminali nell’economia. La permanenza, nel circuito delle attività produttive, di cospicui patrimoni, talvolta frutto di attività illecite e talaltra reimpiego dei proventi delle attività medesime, costituisce un presupposto indefettibile perché l’organizzazione delinquenziale possa perdurare nel compimento della propria attività delittuosa. L’infiltrazione delle associazioni criminali nelle c.d. imprese a partecipazione mafiosa, apparentemente pulite ed esteriormente sganciate da ogni tipo di contiguità con le associazioni medesime, consente, infatti, il reimpiego dei proventi illecitamente acquisiti ed al contempo fornisce agli associati una valida giustificazione della provenienza delle ingenti risorse, in realtà derivanti dalla gestione di attività illecite.Gli strumenti identificati nel sequestro e nella successiva confisca, eliminando definitivamente dal circuito giuridico-economico quei beni illecitamente procacciati dal soggetto appartenente all’associazione delinquenziale, realizzano l’obiettivo di destinare tali ricchezze al perseguimento di fini pubblici.A fronte dell’esigenza repressiva sussiste la legittima aspettativa, vantata dal terzo in buona fede, di non essere pregiudicato dalla spoliazione dei beni del soggetto destinatario del sequestro e/o della confisca. Assume, dunque, significativo interesse la disamina della disciplina in materia di beni sequestrati e confiscati alle organizzazioni criminali con particolare riferimento alla tutela dei terzi.Con la presente ricerca, partendo dall’esame del dato positivo e delle controverse posizioni dottrinali e giurisprudenziali, si intende affrontare la problematica questione del rapporto tra misure patrimoniali di lotta al crimine organizzato e tutela delle situazioni giuridiche dei terzi che vantano diritti di diversa natura sui beni confiscati (o da confiscarsi) o che, comunque, sono titolari di situazioni giuridiche incompatibili con la pretesa acquisitiva dello Stato. A tal fine, tenendo conto delle disparate e complesse situazioni giuridiche sulle quali tali misure possono incidere, è necessario distinguere le diverse categorie di soggetti interessati dal sistema della prevenzione, in ragione, per un verso, della natura del diritto vantato dal terzo e, per l’altro, della posizione in cui il terzo si pone rispetto alla situazione che rappresenta il presupposto stesso dell’intervento statuale.La legislazione concernente le misure patrimoniali del sequestro e della confisca né si avvale delle categorie del diritto civile al fine di identificare i beni che possono costituire l’oggetto di tali misure, né individua regole idonee a risolvere i possibili conflitti tra le situazioni giuridiche vantate dai terzi sui beni confiscati e la pretesa dello Stato ad acquisire tali beni. Appare pertanto necessario procedere ad un’indagine volta a chiarire cosa possa costituire oggetto della misura patrimoniale, se oggetto di confisca sia la res o il diritto sulla res: l’«ambito effettuale» della confisca può essere precisamente individuato solo rispondendo a tali interrogativi.Occorre inoltre procedere alla ricerca delle regole di composizione degli eventuali conflitti tra Stato e terzi titolari di diritti su beni oggetto delle misure di contrasto alla criminalità organizzata, per poi verificare la compatibilità di tali regole con la ratio ispiratrice della normativa in materia

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PROGRAMMAIl presente programma di ricerca ha ad oggetto le problematiche connesse agli effetti delle misure patrimoniali del sequestro e della confisca dei patrimoni accumulati dalle organizzazioni criminali. Effetti che, proprio in considerazione delle realtà economiche (il più delle volte complesse e di notevoli dimensioni) interessate dai provvedimenti reali, necessitano di un’indagine che si avvalga delle categorie concettuali del diritto civile.Ci si propone, pertanto, un’indagine che interessi la ricostruzione degli effetti delle diverse ipotesi di sequestro e di confisca previste nell’ambito dell’ordinamento giuridico italiano, sia quali misure di sicurezza, la cui applicazione presuppone l’accertamento di un fatto di reato (prevenzione post delictum), sia quali misure di prevenzione, per le quali di contro una condanna non è necessaria, risultando sufficiente un giudizio di pericolosità sociale del soggetto passivo delle stesse fondato su elementi di spessore indiziario (prevenzione ante delictum).Due sono principalmente i momenti di tale indagine.a) Il primo, quello interessante l’identificazione dell’oggetto dei provvedimenti di sequestro e confisca, con particolare riguardo: anzitutto, alla relazione che intercorre tra il bene passibile della misura e i fatti delittuosi per i quali si procede; secondariamente, a ciò che effettivamente costituisce oggetto dell’acquisto da parte dello Stato a seguito dell’adozione della misura ablativa; infine, a quale sia la relazione che deve intercorrere tra il bene ed il soggetto nei cui confronti è rivolta la reazione statuale (output).b) Il secondo momento, invece, che sul piano logico-giuridico segue il primo, riguarda gli effetti della confisca su tutte le situazioni giuridiche di pertinenza dei terzi che a vario titolo, direttamente o indirettamente, sono collegate con i beni oggetto dell’ablazione. Effetti di cui la legge si disinteressa in modo pressoché completo, salvo che per alcune laconiche previsioni normative (es. art. 240, comma 3, c.p. o art. 2 ter, comma 5, legge 575/65) dalle quali è legittimo desumere che il legislatore, con il proprio silenzio, non abbia comunque previsto, a presidio di un asserito interesse dello Stato ad acquisire la titolarità dei patrimoni confiscati, l’incondizionato sacrificio delle ragioni dei terzi (outcome).PROBLEMALa legislazione concernente le misure patrimoniali del sequestro e della confisca né si avvale delle categorie del diritto civile al fine di identificare i beni che possono costituire l’oggetto di tali misure (output), né individua regole idonee a risolvere i possibili conflitti tra le situazioni giuridiche vantate dai terzi sui beni confiscati e la pretesa dello Stato ad acquisire tali beni (outcome).Appare necessario procedere ad un’indagine volta a chiarire cosa possa costituire oggetto della misura patrimoniale, se oggetto di confisca sia la res o il diritto sulla res: l’«ambito effettuale» della confisca può essere precisamente individuato solo rispondendo a tali interrogativi.Il problema della tutela dei terzi interessati dall’applicazione della confisca è dovuto, in particolar modo, ad un duplice ordine di ragioni: da un lato, al fatto che i beni presi di mira non sono solamente quelli nell’immediata titolarità formale del soggetto passivo della misura, dall’altro, all’assenza nella legge di una esplicita e compiuta disciplina che risolva tutti i possibili (ed eventuali) conflitti tra lo Stato ed i terzi, quali i proprietari o i titolari di diritti reali sui beni oggetto di confisca, i soggetti che vantano pretese di natura ob

Key findings

Scienze socioeconomiche e umane
StatoFinito
Data di inizio/fine effettiva10/17/1110/17/13