Processi di aiuto ed esperienze di mediazione nei territori di Agrigento e Trapani: diffusione di una nuova cultura di gestione del conflitto verso nuovi servizi alle relazioni.

Progetto: Research project

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Riflettere sulla diffusione della mediazione pone alcuni interrogativi di ordine sociale: quanti identificano i loro conflitti con la difficoltà di relazione con gli altri? come, in una società individualistica, si può ammettere l’interesse dell’altro? Quanto le rivendicazioni delle proprie differenze, di lingua, di dialetti, di costumi ed emozioni culturali, creano le identità e quanto nel contempo consentono il rapporto con l’altro?
Se da un lato è chiaro che per favorire un principio di unità, un senso della coesione sociale al di là delle diversità culturali, è necessario definire con chiarezza un certo numero di condizioni e di limiti, sembra altrettanto opportuno che questi nascano da un dialogo tra individui e gruppi e da procedure trasparenti e diversificate che promuovano la partecipazione sociale, consentendo a tutti, legati dagli stessi diritti e gli stessi doveri fondamentali, di dialogare e negoziare secondo procedure note ed universalmente accettate in uno spazio pubblico condiviso.
Potrebbe essere questo lo spazio più politico della mediazione, al di là delle sue applicazioni pratiche ben più strumentali alla soluzione di problemi concreti (gestione di conflitti familiari, prevenzione di problemi nelle comunità, interpretariato, orientamento e accompagnamento degli stranieri…). Ma resta da chiedersi se e come questa possibilità sia intravista, o meglio ancora, sostenuta da coloro i quali la realizzazione di questa sua potenzialità dipende: gli operatori del sociale.
La mediazione è stata realizzata principalmente in tre forme. In primo luogo consiste nel tentativo di gestire un conflitto individuale e sociale. È una tecnica di soluzione del conflitto nella quale i protagonisti del diritto conservano uno spazio preponderante, mentre il mediatore è una terza persona che permette l’incontro e il confronto tra i protagonisti. In secondo luogo, la mediazione può essere definita come un processo di rinnovamento delle forme di partecipazione alla democrazia, come avviene nei progetti basati sulla promozione di una partecipazione dei cittadini alle decisioni amministrative o politiche. Infine, in terzo luogo, la mediazione si presenta come una forma di apprendimento che si declina in vari modi, approccio particolarmente diffuso in ambito interculturale.
Le differenze di metodi riflettono chiaramente le concezioni multiple della convivenza democratica e delle sue maggiori sfide, vale a dire il rispetto della differenza dell’altro e la garanzia dell’accesso ai diritti. La diffusione della mediazione è vista oggi come un sintomo di un cambiamento nel riferimento al diritto, ma può costituire la premessa per una transizione da una cultura del diritto, come cultura organizzata del conflitto, verso una nuova cultura, definibile come cultura di relazione nell’equità.

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Il percorso di ricerca si offre come occasione di stimolo per la continua riflessione sui nuovi orizzonti del lavoro sociale e le relative nuove domande di formazione nelle tecniche più aggiornate di intervento nelle situazioni di disagio - crisi, carenza, conflitto, disinformazione, ed incapacità della persona/cittadino nel vivere sociale quotidiano - quale campo nuovo di ricerca nelle scienze sociali.
Obiettivo specifico di questo percorso di ricerca è quello di ricostruire un quadro, il più esatto possibile, dell’ampiezza della diffusione locale della mediazione in vari ambiti; allo stesso tempo, prendendo spunto dalle opinioni degli addetti ai lavori e da quella degli altri intervistati, si analizzeranno quali fattori specifici del nostro contesto sociale e culturale possano intervenire nello sviluppo della cultura della mediazione come progetto democratico di partecipazione sociale nel rispetto del diritto e delle procedure giuridiche e politiche.
Questo studio si occupa di rilevare elementi di conoscenza e di sapere della persona nella complessità della relazione sociale e di evidenziare i mezzi sociali (risorse) utili a superare le situazioni di disagio e non integrazione. Ciò può consentire di chiarire e definire meglio questa tecnica come tecnica dovuta in varie situazioni di aiuto nell’ambito dell’intervento sociale e di contribuire a definire il ruolo del mediatore, che sembra stia diventando un nuovo ruolo professionale nell’area delle professioni di aiuto.
I risultati della ricerca potrebbero inoltre consentire di valutare l’esistenza nel mondo delle professioni di aiuto di una domanda all’Università di formazione alle tecniche della mediazione; in particolare nel caso del Corso di Laurea in Servizio Sociale, sembra utile valutare se e in che misura si senta oggi l’esigenza di identificare e appropriarsi meglio di questa peculiarità dell’ intervento e cosi ampliare ulteriormente la professionalità in via di acquisizione presso il Corso di Laurea.
La ricerca si propone l’obiettivo di analizzare (a partire da una ricognizione teorica e dall’analisi della letteratura di riferimento) come, allo stato attuale, la mediazione si stia diffondendo e si radichi nella pratica dell’intervento sociale nei territorio di Agrigento e di Trapani.
Ci si propone di indagare il parere degli operatori sociali in servizio nei territori oggetto dell’indagine, attraverso la somministrazione di un questionario, nell’intento di verificare se la volontà dei richiedenti e dei promotori della cultura della mediazione sia coerente con la loro visione del conflitto e con la loro posizione nei confronti della convivenza multiculturale, per valutare in questa transizione:
- le incertezze e le resistenze al cambiamento;
- l’atteggiamento del potere istituzionale di fronte alla nascita e allo sviluppo di altre vie alternative; la propensione a ricorrere alla mediazione o a organizzare uno spazio di mediazione all’interno di un servizio o un ufficio pubblico;
- l’investimento professionale degli operatori in questo ambito e le aspettative di lungo periodo;
- la fiducia e l’investimento ideologico nei confronti della mediazione in coloro che si formano e la propongono.
Attraverso gli stimoli proposti in forma semistrutturata ci si propone di ricostruire, a partire dall’esperienza e dalle opinioni degli intervistati, come, allo stato attuale, la mediazione si stia diffondendo e si radichi nella pratica sociale, non trascurando nel contempo due questioni aperte: quella del rapporto della mediazione con il mondo del diritto, e quella della sua applicazione al campo delle relazioni tra soggetti appartenenti a culture diverse.
StatoAttivo
Data di inizio/fine effettiva1/1/07 → …

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