Osservatorio permanente sul pluralismo religioso

Progetto: Research project

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Description

L’intensità e la diversità dei flussi migratori che caratterizzano il nostro Paese, si riflette sulla differenziazione religiosa. Accanto alle due presenze che si contendono il primato per numero di fedeli – islam e ortodossia entrambe differenziate all’interno – sussistono realtà, minori ma che svolgono un ruolo nei processi di integrazione, come le chiese protestanti-pentecostali (ghanesi, nigeriane, cinesi), il Sikhismo, il buddhismo singalese, l’induismo tamil e altre minori. Sarebbe metodologicamente scorretto tuttavia, considerare il pluralismo solo come conseguenza della presenza di “stranieri”. Esiste da tempo una differenziazione delle appartenenze religiose degli italiani, soprattutto protestanti ed ebraiche, accentuata oggi dall’accresciuta mobilità religiosa degli “italiani”, attratti in parte da religioni non cattoliche (TdG, pentecostali, Mormoni, Chiesa dell’Unificazione, ecc.), in parte dalla variegata galassia della nuova “spiritualità” (meditazione, Yoga, spiritualità “orientale” in generale). Infine, anche all’interno della religione maggioritaria assistiamo al fiorire di movimenti (carismatici, neocatecumenali, comunione e liberazione, comunità di base, ecc.) che introducono specifiche spiritualità e al proliferare di gruppi cattolici di migranti portatori di tradizioni e sensibilità “etniche” (uso della lingua di provenienza, culti e ritualità particolari). Il pluralismo religioso può essere un fattore di arricchimento culturale. Tuttavia non sempre le religioni sono funzionali al processo di integrazione dei migranti e, in alcuni casi, possono trasformarsi in motivo di chiusura e ghettizzazione, presupposto per lo sviluppo di comportamenti devianti o anti-sociali (si veda in proposito il numero monografico di Religioni e Sette nel mondo: Le religioni degli immigrati come fattore di dis/integrazione sociale, 2009/1). Anche se diversi studi hanno messo a fuoco il tema del pluralismo religioso, è mancata fino a tempi recenti un’indagine sistematica volta a conoscerne la consistenza – quantitativa e qualitativa – e la distribuzione geografica. A tale esigenza ha risposto in parte una ricerca, cui ha collaborato il GRIS, confluita nel volume a cura di Enzo Pace, Le religioni nell’Italia che cambia. Mappe e bussole, Carocci, Roma, 2013. Da essa emergono due aspetti. Da un lato la grande varietà religiosa riscontrabile in ogni parte del nostro Paese. Dall’altro la precarietà di qualunque mappatura, per quanto accurata. La realtà è risultata infatti “liquida”, sia per la mobilità degli aderenti alle religioni, molti dei quali migranti, sia per il succedersi delle diverse generazioni che esprimono esigenze differenziate. L’Osservatorio nasce dalla costatazione dell’insufficienza di qualsiasi mappatura. Questa infatti, se costituisce un momento ineludibile, fotografando la realtà in un momento particolare, non è in grado di spiegare le tendenze e le dinamiche del pluralismo. Ciò può farsi solo con un’osservazione prolungata e sistematica, in aree significative, che evidenzi le trasformazioni nei singoli gruppi, la loro mobilità geografica, le variazioni nella loro composizione, nella dottrina e nelle pratiche, le tensioni, le difficoltà di comunicazione fra di loro e con la società. Da diversi anni il GRIS, promotore e coordinatore dell’Osservatorio, è impegnato nella raccolta di informazioni sulle presenze religiose. Avendo partecipato a diverse ricerche su questi temi, possiede – su alcune aree in cui è attivo – una mappa relativamente esaustiva e aggiornata che costituirà il punto di partenza per il lavoro di monitorag

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L’accentuarsi dei processi di globalizzazione e pluralismo non ha portato, come si è a lungo creduto, all’eclissi delle religioni. In molti casi, l’appartenenza e la pratica religiosa sembrano fare da argine al rischio di anomia implicito nel confronto ravvicinato fra culture, stili di vita, valori. La religione acquista oggi una nuova e diversa rilevanza nella vita degli individui e dei gruppi che si manifesta, a volte drammaticamente, all’interno e all’esterno della nostra società. Alla rinnovata pregnanza del fattore religione non corrisponde un adeguato investimento conoscitivo. Il pluralismo è spesso affrontato dal punto di vista demografico, economico o come emergenza sociale, tralasciando le componenti culturali. Riteniamo invece che le politiche di accoglienza per la costruzione di una pacifica “comunità interculturale”, spesso al centro dei programmi politici e amministrativi, dovrebbero prevedere anche la conoscenza delle diversità culturali e religiose. Ciò appare implicito, ad esempio, nel Programma Triennale 2014 dell’Osservatorio dell’Emilia Romagna sul fenomeno migratorio, che si pone l’obiettivo di: favorire "una consapevolezza interculturale diffusa e responsabile” che faccia maturare “un atteggiamento positivo verso la diversità e dare solide garanzie in tema di diritti fondamentali e parità di trattamento” (cfr. Immigrazione straniera in Emilia-Romagna, Edizione 2014, nel sito della Regione). La creazione di un Osservatorio permanente sul pluralismo religioso vuole rispondere a questa esigenza conoscitiva.

Key findings

Scienze socioeconomiche e umane
StatoFinito
Data di inizio/fine effettiva2/11/152/11/15