normatività del diritto e convenzionalismo giuridico

Progetto: Research project

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Il presente progetto di ricerca costituisce la fisiologica continuazione del progetto finanziato l’anno scorso con il titolo La normatività del diritto nell’era della costituzionalizzazione degli ordinamenti giuridici. L’esito più significativo e riscontrabile della ricerca 2004 è rappresentato dalla preparazione di un testo monografico sul tema della normatività per il corso di Filosofia del diritto della Laurea specialistica presso il Polo didattico di Enna. Tale testo è visionabile on-line al sito del Dipartimento studi su “Politica, diritto e società” (http://dpds.onetxp.com/index.asp). Questo testo, arricchito dalla ricerca del 2005, confluirà in un volume monografico, che si prevede di pubblicare tra il 2006-2007. Il convenzionalismo giuridico è una spiegazione parzialmente originale dell’obbligo giuridico che è andata delineandosi negli ultimi tre decenni. A livello concettuale, la tesi convenzionalista si risolve nell’affermazione che il diritto è una funzione di pratiche sociali, senza compromettersi con nessun punto di vista determinato relativamente al tipo di funzione di cui si tratta. Intesa in questo modo, la tesi convenzionalista non è granché informativa. In effetti, è difficile individuare una concezione del diritto che non sarebbe disposta a sottoscriverla. La questione interessante, dunque, è quella di verificare se c’è un senso più pregnante in cui è possibile affermare che il diritto ha natura convenzionale. Il convenzionalismo giuridico di ascendenze hartiane – noto anche come practice theory of norms – ci dice che una regola di riconoscimento esiste quando è accettata (almeno) dai giudici. Questa tesi ontologica sul diritto produce delle evidenti ricadute a livello metodologico o meta-teorico: il diritto è un dato di fatto che può essere descritto guardando, per l’appunto, agli atteggiamenti ed ai comportamenti convergenti dei partecipanti. La practice theory of norms offre anche una spiegazione dell’obbligo giuridico: l’esistenza di una regola sociale è una condizione necessaria affinché un determinato comportamento venga configurato in termini di obbligo: se una persona ha l’obbligo di fare qualcosa, allora sarà sempre possibile rinvenire una regola sociale che fondi tale obbligo. Questa tesi ammette una versione forte ed una versione debole. Se si sostiene che l’unica ragione che un individuo ha per considerare una regola convenzionale come un modello di condotta è che anche gli altri membri del gruppo la considerano come tale, allora la condizione di dipendenza è intesa in senso forte; se invece si sostiene che la generale conformità dei membri del gruppo è soltanto una delle ragioni per l’accettazione di una regola convenzionale, allora la condizione di dipendenza è intesa in senso debole. Le diverse teorie che rappresentano l’oggetto della presente ricerca coprono lo spettro individuato da questi due estremi.

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Gli obiettivi di questa ricerca collegati al presente finanziamento ex 60% sono parzialmente coincidenti con gli obiettivi già perseguiti con la ricerca 2004 e sono i seguenti. 1) Consolidare un “gruppo di ricerca” in grado di sfruttare adeguatamente le sinergie tra le competenze degli studiosi. Per quanto nelle materie “umanistiche” sia raro che più persone concorrano ad una medesima ricerca, l’ambizione del Responsabile scientifico è proprio quella di perseguire questo obiettivo. A tal proposito vale la pena sottolineare che tutti gli studiosi coinvolti hanno effettivi interessi e competenze sul tema della ricerca e che le loro competenze sono diversificate. A titolo meramente esemplificativo, e prescindendo dalle competenze del responsabile che si possono evincere dalla bibliografia allegata, si rileva che il dott. Maniaci, dottore di ricerca in “filosofia analitica e teoria generale del diritto” presso l’Università statale di Milano, ha sviluppato una competenza sugli aspetti filosofico-generali della ricerca de quo e, in particolare, sulle teorie contemporanee della razionalità pratica; il dott. Cottone, dottorando presso il medesimo corso di dottorato frequentato dal dott. Maniaci, si occupa, in particolare del tema dell’interpretazione giuridica e dei mutamenti che la costituzionalizzazione ed il passaggio dallo stato di diritto allo stato costituzionale ha prodotto in relazione a questa tematica. Per raggiungere tale obiettivo, il Responsabile della ricerca ha già concordato incontri seminariali con gli altri partecipanti per discutere i diversi aspetti del tema della ricerca. Per questi incontri è prevista una cadenza mensile. 2) Produrre, più o meno entro i primi sei mesi, una bibliografia ragionata sul tema della ricerca. L’idea è quella di renderla disponibile sulla rivista on-line “Diritto & questioni pubbliche”, di cui il responsabile scientifico ed il Dott. Maniaci sono condirettori (insieme al Prof. Pino). L’ambizione è quello di stimolare un dibattito più ampio su questo tema e di realizzare, in tempi ragionevoli, un numero monografico della suddetta rivista su normatività del diritto e convenzionalismo giuridico. 3) A conclusione dell’anno di ricerca si spera di essere in grado di esitare, oltre ad un volume monografico del Responsabile, un volume con saggi dei tre partecipanti alla ricerca che, pur non aspirando ad essere una monografia “a più mani”, raccolga i frutti degli sforzi indicati al punto 1) e, dunque, presenti una sua organicità interna. La destinazione ideale di tale lavoro è la collana di Facoltà appena ricostituita. In generale bisogna rilevare che tutti i partecipanti alla ricerca sono in un certo senso riconducibili alla tradizione di ricerca della filosofia del diritto di indirizzo analitico; questa tradizione di pensiero in Italia è stata introdotta, come è noto, da Norberto Bobbio e, poi, dai suoi allievi, tra i quali meritano di essere ricordati almeno Giovanni Tarello e Uberto Scarpelli. Merita altresì di essere ricordato, a questo proposito, che proprio il dottorato in Filosofia analitica e teoria generale della Statale di Milano – che è stato (o che attualmente è) frequentato da tutti i partecipanti alla ricerca – rappresenta il luogo di elezione per la formazione dei giusfilosofi analitici. Come è noto, una delle caratteristiche della filosofia analitica è la spiccata attenzione ai profili metodologici ed epistemologici e, dunque, si potrebbe dire, in breve, che il metodo, o le metodologie, della presente ricerca sono quelle peculiari della filosofia analitica. In particolare, verrà dedicata un’attenzione particolare alla dimensione metadiscorsiva, vale a dire all’analisi dei “discorsi” di giuristi, giusfilosofi, giuristi pratici (giudici, cioè) sul tema de quo. L’ambizione è quella di essere in grado, alla fine del percorso, di fornire una griglia di definizioni concettuali che sian
StatoAttivo
Data di inizio/fine effettiva1/1/05 → …

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