Memoria e invenzione. Esempi di scritture del Novecento

Progetto: Research project

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Il progetto di ricerca in questione, si propone di indagare come la memoria si carichi, man mano che ci si inoltra nel Novecento, di spessore conoscitivo, di tensioni autoanalitiche, configurandosi come strumento interpretativo di sé e della realtà epocale ed esistenziale. “Dalla parte dell’io”, così recita un suo titolo, Marziano Guglielminetti guarda a “modi e forme” della scrittura autobiografica novecentesca di cui diffrazione e discontinuità, come rileva Andrea Battistini , costituiscono cifra essenziale. Il “racconto di sé”, lega, infatti, sempre più in una fertile circolarità, privato ed invenzione all’insegna di un autobiografismo che, in modo esemplare si configura, nelle parole di Elsa Morante, “non come un seguito di fatti particolari e personali ma come l’avventura disperata di una coscienza che tende nel suo processo ad identificarsi con tutti gli altri esseri viventi della terra” . Alla luce di tali riflessioni, si riterranno terreno di indagine prioritario i rovelli coscienziali, i processi psicologici talora più tortuosi e sotterranei, i nodi salienti del vissuto, le meditazioni intellettuali, tratti distintivi del peculiare autobiografismo tematico del Novecento. La nozione critica coniata da Natale Tedesco consente di porre l’accento sul ruolo focale che lo scrivere di sé assume come “tema” del Novecento declinandosi, attraverso le diverse esperienze letterarie, in prosa come in poesia, in narrazioni impure, contrazioni allusive, rarefazioni simboliche, allegorie interiori.
In tal senso, si indagherà come la memoria si carichi di un crescente valore cognitivo e poetico e sempre più spesso il costante ripensamento memorialistico di sé, degli snodi biografici cruciali, l’infanzia, l’adolescenza, la formazione intellettuale, l’invecchiamento, la malattia, la morte, rifluisca in un’attitudine al ripercorrimento diaristico che non valica l’accadimento reale, l’evento biografico, anzi lo riattraversa minutamente e lo reinterpreta mentre lo seleziona e lo rievoca. Proprio da tale disposizione selettiva dei processi memoriali, dalle implicazioni autoconoscitive e poetiche in essa insite, deriva la contaminazione con l’invenzione. Ripensarsi significa anche ri-conoscersi e letterariamente reinventarsi nell’investigazione narrativa, nello scavo lirico o nella rappresentazione poetica.
Ci si prefigge, pertanto, di analizzare le modalità con cui si esplica, all’interno di testi esemplari del Novecento, l’impiego artistico dei processi memoriali. Particolare attenzione si riserverà a quelle forme di invenzione autobiografica che muovendo dalla centralità ermeneutica del ricordo, ne solcano o le potenzialità trasfiguranti o le implicazioni razionalmente analitiche. Tensione conoscitiva e inesausta rilettura del vissuto personale ed artistico alimentano, in tal senso, in modo esemplarmente diverso l’asciuttezza simbolica di Lalla Romano e la visionarietà espressiva di Anna Maria Ortese cui si intende dedicare un approfondimento specifico.

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Ci si prefigge di analizzare le modalità con cui si esplica, all’interno di testi esemplari del Novecento, l’impiego artistico dei processi memoriali. Particolare attenzione si riserverà a quelle forme di invenzione autobiografica che muovendo dalla centralità ermeneutica del ricordo, ne solcano o le potenzialità trasfiguranti o le implicazioni razionalmente analitiche. Tensione conoscitiva e inesausta rilettura del vissuto personale ed artistico alimentano, in tal senso, in modo esemplarmente diverso l’asciuttezza simbolica di Lalla Romano e la visionarietà espressiva di Anna Maria Ortese cui si intende dedicare un approfondimento specifico.
Si condurrà, infatti, una ricognizione della loro scrittura, saggistica, narrativa, poetica, persino della diaristica di viaggio ai fini di mostrare, nel concreto della pagina, come ciascuna di tali esperienze si fondi sul costante riattraversamento del passato, sull’indagine ragionativa delle scelte compiute, affettive, relazionali, lavorative, sull’autoesegesi delle opere realizzate e di quelle in divenire, in una prospettiva in cui il presente è, direbbe Svevo, “l’avvenire dei ricordi”. Particolare attenzione si riserverà al modo diverso di scavare dentro il ricordo, di penetrarne il senso, che genera modalità di espressione letteraria fascinosamente lontane, pur nell’affinità delle scelte di fondo.
Ci si soffermerà, infatti, su come l’ immagine sia al cuore della scrittura di entrambe e la descrittività segni il comune passo narrativo per porre però in risalto come nella Romano essa attinga ad un’assolutezza simbolica avvolta da una sorta di sospensione poetica, nella Ortese, invece, sia mossa dal “lucido delirio” di figurazioni allegoriche, da una sintassi sinestetica talvolta calettate nel travestimento favolistico. E, ancora si insisterà su come entrambe inclinino, pur con modalità espressive diametralmente complementari, verso la contaminazione con la morfologia del sogno ritenuto, al pari della memoria, espressione del vissuto, rielaborazione dell’interiorità profonda.
Ci si avvarrà prioritariamente dell’indagine analitica dei testi, improntata ad opportune e motivate strategie di dialogo trasversale volte a porre in risalto, non solo le specifiche peculiarità tematiche e formali di ciascuna esperienza letteraria, ma anche le concrete relazioni di affinità e divergenza che tra esse si intersecano.
In particolare si esploreranno le modalità di relazione intertestuale tra forme di scrittura ‘privata’, epistolare, diaristica, saggistica e forme di elaborazione inventiva, racconti e romanzi, al fine di delineare l’intensità e la significatività delle istanze autobiografiche che le alimentano. Si riserverà, in tal senso, una focalizzazione più stringente alle espressioni testuali che si rivelino sensibilmente esemplari della centralità conoscitiva ma anche creativa e poetica dei processi memoriali.
StatoAttivo
Data di inizio/fine effettiva1/1/07 → …

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