Linguaggio, cognizione ed emozioni. Un approccio aristotelico

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La ricerca si propone di mostrare la fecondità teorica della teoria aristotelica delle emozioni.
A partire da un interessante studio di A. R. Damasio del 1994,"Descarte's Error" (London, Penguin, trad. it. L'errore di Cartesio", Milano, Adelphi, 1995) e grazie anche ai risultati più recenti delle ricerche nelle neuroscienze , nel dibattito contemporaneo sull'argomento si fa strada, in modo sempre più deciso, la consapevolezza del ruolo imprescindibile delle emozioni nelle decisioni umane, soprattutto in condizioni di incertezza (Rumiati, Rubaltelli, Mistri, 2008). Nonostante tale convinzione sembri essere oggi generalmente condivisa, del tutto aperta rimane invece la questione relativa al modo in cui debba essere inteso tale ruolo, incertezza che deriva, a sua volta, dalle diverse posizioni in merito al rapporto tra sfera emotiva e "razionalità".
Su questo sfondo, il lavoro che si intende svolgere mira ad inserire in questo dibattito il punto di vista aristotelico, nella convinzione che esso rappresenti una prospettiva in grado di mettere in evidenza, in modo peculiare e innovativo, lo specifico nesso tra linguaggio, socialità ed emotività che contraddistingue l'animale umano.
Diversamente che nella maggior parte delle posizioni in campo nell'attuale dibattito, infatti, la teoria aristotelica delle emozioni presenta il duplice vantaggio di non partire da posizioni dualiste e, insieme, di non appiattire senza residui la dimensione emotiva su quella cognitiva (rischio presente, invece, a nostro avviso, in molte posizioni contemporanee). Nella prospettiva antropologica di Aristotele, infatti, le due dimensioni sono concepite come come la parte concava e convessa della circonferenza «due nella definizione ma non separabili in natura» (EN, 1102 a 30-31), in perfetta coerenza con l'idea dell'uomo come «mente che desidera (orektikós nous) e desiderio che ragiona (orexis dianoetikè)» (EN, 1139b 4-5).
In questa prospettiva, il desiderio (orexis) diventa fattore imprescindibile per la compresione della natura umana e non come qualcosa che semplicemente si oppone alla "razionalità", ma come il movente ultimo dell'azione specificamente umana (praxis) in grado, pur mantenendo la sua autonomia, di "ascoltare ragioni" e "lasciarsi persuadere". Acquista così — ed è questo un altro degli aspetti di orginalità del punto di vista aristotelico — una posizione di rilievo il fenomeno della persuasione, intesa non come manipolazione e inganno ,ma come luogo privilegiato nel quale si manifesta l'intreccio tra logos e polis.
In particolare, la ricerca sarà focalizzata sull'interpretazione della sezione della Retorica interamente dedicata all'analisi dei pathe ( II, 2-11), inserendola nel contesto più ampio della rifelssione antropologica di Aristotele.

Layman's description

Obiettivo princiale della ricerca è inserire nel dibattito contemporaneo sulle emozioni il punto di vista aristotelico, nell'intento di mostrarne la fecondità teorica.
Più esattamente, riteniamo che la teoria aristotelica delle emozioni, e in particolare quella contenuta nei capitoli II, 2-11 della Retorica, se adeguatamente interpretata e correttamente inserita nella più vasta riflessione antropologica di Aristotele, possa portare un contributo innovativo nel panorama di studi contemporanei sull'argomento.
Crediamo, infatti, di poter mostrare che la teoria aristotelica presenti alcuni indubbi vantaggi rispetto alla maggior parte delle posizioni oggi più diffuse, in particolare essa:
1. non parte da posizioni dualiste
2. non riduce la componente emotiva a quella cognitiva e tuttavia la mantiene in stretta connessione con questa
3. rende conto della relazione tra sfera emotiva e linguaggio senza rinunciare alla loro reciproca autonomia
4. rende conto del ruolo della dimensione emotiva nell'azione umana non come un semplice fattore di disturbo da neutralizzare o tenere a bada ma come una sua componente essenziale e ineliminabile.
Metodi:
Il lavoro si svolgerà essenzialmente in 3 momenti:
1. Ricognizione e schedatura sistematica della letteratura sull’argomento (sia in rifermento alla teoria aristotelica delle emozioni sia al dibattito contemporaneo su emozione e cognizione).
2. Lettura puntuale, ed eventuale traduzione difforme da quelle tradizionali, delle opere del Corpus aristotelico nelle quali, da punti di vista diversi e con differenti livelli di analisi, Aristotele espone la sua concezione della emotività umana (soprattutto De Anima, Etica Nicomachea, Politica, Poetica e Retorica). Su questo sfondo generale, l'analisi si concentrerà in particolare sui capp. II, 2-11 della Retorica dedicata all'analisi dettagliata di 15 passioni dal carattere intrinsecamente sociale: l’ira (II, 2) e la calma, (II, 3), l’odio e l’amicizia, (II, 4), il timore e la fiducia (II, 5), la vergogna e l’impudenza (II, 6), la benevolenza e la riconoscenza; (II, 7), la pietà (II, 8) e l’indignazione (II, 9); l’invidia (II, 10), l’emulazione e il disprezzo (II,11).
3. Elaborazione e sistematizzazione dei risultati ottenuti.
StatoAttivo
Data di inizio/fine effettiva1/1/07 → …

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