Letteratura 'rosa' e formazione dell'identità nazionale tedesca (1870-1915)

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La ricerca si propone di esaminare un congruo numero di testi letterari nell'ambito di quella che viene definita solitamente come letteratura di intrattenimento. Non tanto, dunque, i massimi autori di un periodo, quanto piuttosto quelli 'minori, che proprio per la loro meno spiccata individualità risentono maggiormente dei cliché culturali diffusi in una data epoca, che contribuiscono in maniera determinante a diffondere, veicolandoli al grande pubblico nelle loro storie. Il periodo individuato è quello fra la nascita dello stato unitario tedesco (1870) e la prima Guerra mondiale, un periodo strategico per la formazione di una coscienza nazionale tedesca. Si è scelto il genere 'rosa' perché fra i più diffusi in quegli anni, anche a livello europeo. Spesso ne sono autrici donne, così come donne sono le loro prime destinatarie, educatrici di intere generazioni, e dunque particolarmente importanti per la formazione di una coscienza collettiva. In una prima fase verranno considerati i romanzi delle tre autrici più famose: Eugenie Marlitt, Wilhelmine Heimburg, Elisabeth Werner. In seguito, ci si propone di allargare l'indagine, e di esaminare anche la produzione di autrici e autori di altri paesi europei.

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L'obiettivo primo è di mostrare come gli antagonismi nazionali storici vengano perpetuati attraverso una rappresentazione negativa dell'altro: come nella coeva letteratura rosa francese il tedesco, e in particolare il prussiano, è il cattivo per eccellenza, così nei testi tedeschi l'antagonista, l'infido traditore, è il francese. Le autrici esaminate ribadiscono anche i clichè nati alle soglie dell'età moderna e che valgono in qualche modo ancora ai nostri giorni: il tedesco è solido, amante delle arti marziali, soldato di prim'ordine. Il francese è elegante e uomo di mondo. L'italiano è passionale, lo spagnolo orgoglioso. La ricerca si propone, tuttavia, un secondo obiettivo: mostrare come, nonostante tutto, nei romanzi tedeschi esaminati si faccia sentire con urgenza un bisogno di autonomia e libertà di giudizio. In maniera inaspettata, anche in confronto alla letteratura coeva di altri paesi, le autrici rosa tedesche, espressione di una cultura più popolare rispetto a quella ufficiale che si sta avviando verso le forme del Decadentismo europeo, difendono da ultimo la 'diversità', a cominciare da quella religiosa ed ebraica.
Si ritiene imprescindibile un'analisi linguistica del testi, che utilizzano in alcuni casi anche non pochi termini dialettali. Ma a un approccio di tipo filologico si affiancheranno anche altri strumenti, a cominciare da quelli suggeriti dai cultural studies, ovvero dagli studi interculturali di “imagologia”, promossi da Hugo Dyserinck e da Daniel Henri Pageaux, fortemente caratterizzati in senso interdisciplinare. Proprio l'imagologia, fra l'altro, esortava a non limitarsi all'analisi di singoli testi o di singoli autori, ma a vagliare una serie di testi (sia con taglio diacronico che sincronico), per indagare le modalità secondo cui una cultura immagina l'altra, condizionata da un determinato codice socio-culturale, e documentare così il modo in cui singoli gruppi definiscono se stessi in rapporto alle proprie “rêveries” sull'”Altro”.
StatoAttivo
Data di inizio/fine effettiva1/1/07 → …

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