L'EDILIZIA INDUSTRIALIZZATA TRA GLI ANNI '60 E '80 IN SICILIA. I DIFFICILI QUARTIERI DI PALERMO E CATANIA.

Progetto: Research project

Description

Nell'ambito della ricerca nazionale l'unità di Palermo affronta il tema della costruzione industrializzata in Sicilia negli anni tra il 1960 e il 1980. Si propone di ricostruire quella vicenda dal punto di vista storico e tecnico-costruttivo e di utilizzare tale conoscenza per individuare le linee guida per la conservazione, manutenzione e riabilitazione del patrimonio architettonico frutto di quell’esperienza.La costruzione industrializzata si è diffusa in Sicilia con notevole ritardo rispetto alle esperienze del resto d'Italia e solo a seguito della modifica del sistema di appalto dell'edilizia residenziale pubblica. E' soltanto con interventi di grandi dimensioni e con affidamenti per appalti-concorso che possono partecipare i consorzi di Imprese del Nord Italia ed in particolare dell'Emilia-Romagna che riescono ad offrire forti ribassi a causa delle tecnologie di industrializzazione che, importate dalla Francia, venivano applicate nel resto d'Italia.Vengono realizzati negli anni '70 diversi insediamenti nei quartieri Borgo Nuovo, Sperone, Medaglie d'Oro tutti caratterizzati da una progettazione condizionata dal sistema di industrializzazione adottato e dall'ottimizzazione del cantiere.Viene inoltre indetto un concorso nazionale per la progettazione di un quartiere di 20.000 abitanti, lo ZEN 2 oggetto di un dibattito che è ancora attuale.La sperimentazione, articolata in fasi successive, giunge ad esaurimento dopo pochi anni anche perchè la qualità dei nuovi interventi non si ritiene accettabile, la riduzione dei costi e dei tempi diventa sempre meno fondamentale a causa dei tempi burocratici che si allungavano e rendevano inapprezzabili le riduzioni dovute all'industrializzazione.Paradosso di questa problematica è la realizzazione per appalti-concorso delle varie insulae del quartiere ZEN 2 per le quali le varie Imprese offrono una vasta e differente gamma di soluzioni tecnologiche, dalla struttura intelaiata in c.a., ai pannelli, al coffrage-tunnel adattati alla particolare morfologia del quartiere.Pur coinvolgendo un periodo relativamente breve, gli edifici industrializzati realizzati hanno costituito, pur all’interno di un patrimonio edilizio molto articolato, esperienze architettoniche di ottimo livello, anche perché si sviluppano parallelamente ad una vivacissima fase di “rifondazione” della cultura del progetto e del cogente problema della casa che in quegli anni dominava il dibattito architettonico ed urbanistico del dopo '68.Lo Sperone di S. Lenci e B. Colajanni e lo ZEN 2 di F. Amoroso S. Bisogni e V. Gregotti sono opere che senza dubbio saranno inserite tra le più significative da mantenere nel prossimo futuro.Il fenomeno dell’industrializzazione edilizia in Sicilia, di cui si hanno notevoli esempi in alcuni fabbricati industriali realizzati nell'immediato secondo dopoguerra non è mai stato studiato in prospettiva storica, soprattutto nei suoi più specifici aspetti tecnico-costruttivi. Questo vuoto di studi, costituisce il motivo di fondo delle evidenti difficoltà che si incontrano negli interventi di manutenzione e di recupero delle realizzazioni di questo periodo.Il progetto di ricerca si propone di colmare, anche se parzialmente, ed in maniera campionaria, questo vuoto.Il lavoro dell'unità locale sarà articolato nelle tre fasi previste dal coordinamento nazionale: la storico-tecnica, l'analitica, la progettuale.In primo luogo verrà ricostruita nel dettaglio l'evoluzione del dibattito locale sull'industrializzazione e razionalizzazione dell'edilizia, dalle fasi iniziali alla fine degli anni '60 fino al progressivo acca

Layman's description

Non esistono studi e ricerche che, con la necessaria prospettiva storica abbiano ricostruito ed indagato l'evoluzione del processo costruttivo in una Regione come la Sicilia, che sin dal 1946 si avvaleva di uno Statuto Speciale che le la dava ampia autonomia legislativa in materia di lavori pubblici.La costruzione industrializzata, dopo alcune realizzazioni dell’immediato secondo dopoguerra riguardante edifici industriali ed edifici scolastici si è imposta nell’isola negli anni settanta a seguito della necessità nei grandi centri urbani di rispondere alla richiesta di nuova edilizia economico-popolare per colmare un fabbisogno che nel dopoguerra era rimasto insoddisfatto a causa del mancato risanamento dei centri storici, dall’inurbamento di popolazioni attirate dal neonato Ente Regione e dell’esito fatale del terremoto che nel 1968 aveva colpito la Sicilia Occidentale ed aveva peggiorato le già gravi condizioni del patrimonio edilizio ferito dai bombardamenti del conflitto.Il boom edilizio aveva infatti costruito case per il ceto medio ed aveva relegato i ceti popolari nell’edilizia che i programmi INA-CASA e Gescal avevano gestito con piccoli interventi di edilizia tradizionale.Infatti, particolarmente per il meridione d’Italia, l’industrializzazione edilizia era stata rifiutata come modello strategico per utilizzare il comparto edilizio come volano per l’economia e come strumento per ridurre la disoccupazione, assorbendo soprattutto manodopera non specializzata, che andava lasciando l’agricoltura e trovava nella manovalanza edilizia la più semplice utilizzazione. Le Imprese edilizie, salvo poche eccezioni erano formate da operatori che non avevano una formazione di tipo industriale e che avevano nel mercato delle aree urbane il maggiore elemento di guadagno.La produzione legislativa che comprime la speculazione sulle aree edificabili, la mai sopita necessità di alloggi a poco prezzo e l’introduzione di nuovi sistemi di affidamento degli appalti quali l’appalto-concorso e la concessione, spingono le amministrazioni a realizzare insediamenti di grosse dimensioni per i quali l’innovazione tecnologica può rappresentare l’elemento di risparmio di tempi e di costi in un periodo nel quale la revisione prezzi e le varianti moltiplicano i costi delle realizzazioni edilizie.Parallelamente alla sperimentazione in cantiere ed in fabbrica si innesca un dibattito che vede coinvolta in prima linea l’Università, in particolare la componente più tecnica dell’architettura: la ricerca scientifica sull’edilizia viene indirizzata sull’unificazione dimensionale, sulla standardizzazione e sul controllo della qualità, sulla programmazione e soprattutto sulle metodologie di progettazione affiancando ai corsi tradizionali, a Palermo dei corsi specifici quali “Unificazione edilizia e prefabbricazione” nella Facoltà di Architettura e “Prefabbricazione, industrializzazione edilizia e cantiere” nella Facoltà di Ingegneria.Poiché si tratta di una storia relativamente recente, non esistono studi e ricerche che, con la necessaria prospettiva storica, abbiano ricostruito l’evoluzione del processo costruttivo negli anni dell’introduzione nell'isola della industrializzazione e della razionalizzazione del cantiere. Mentre il dibattito coevo è stato intenso non esistono pubblicazioni di carattere generale che documentino le soluzioni effettivamente adottate, le tecniche innovative introdotte, le scelte di cantiere compiute, le conseguenze in termini architettonici e linguistici. L’esperienza architettonico/tecnologica, pur rilevantissima e di grande portata, è stata in
StatoFinito
Data di inizio/fine effettiva3/22/103/21/12