Le trasformazioni della criminalità organizzata di tipo mafioso nell'era della globalizzazione

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I processi di globalizzazione e di internazionalizzazione delle attività di tipo mafioso, rappresentano ormai da alcuni anni un tema di confronto obbligato per gli studiosi dei fenomeni di criminalità organizzata.
In particolare, sotto il profilo della ricerca e dell’analisi scientifica, il moltiplicarsi delle connessioni internazionali tra consorzi illeciti e reti del terrorismo internazionale, allarga le prospettive di indagine e rende pressoché impossibile l’isolamento a livello locale di fenomeni che maturano all’interno di specifici contesti territoriali; si tratta – tuttavia – di una dimensione e di una complessità in cui sono proprio tali contesti locali e “particolari” a dare quell’impronta e quella specificità che vanno messe a fuoco e sottoposte ad attento studio.
Il tema, ovviamente, non è nuovo. Oggi, tuttavia, l’incremento e l’allargamento dei mercati, la semplificazione delle transazioni e l’accresciuta possibilità di occultare capitali e movimenti finanziari sullo scacchiere internazionale, rende il tema della “globalizzazione criminale” certamente più interessante e ricco di spunti di riflessione, mettendo in luce le difficoltà che incrociano trasversalmente la sua dimensione teorica e quella più specificatamente operativa.
Emerge l’esigenza di individuare una definizione univoca da applicare ai fenomeni di criminalità organizzata sviluppati in contesti territoriali, economici, culturali profondamente differenti. Emerge, ancora, l’esigenza di capire in che modo il processo di globalizzazione influisca sulla natura stessa delle attività criminali e sul loro possibile intersecarsi con le organizzazioni terroristiche internazionali. Parlare di criminalità organizzata transnazionale significa far riferimento a nuovi mercati, a nuove forme di traffici, a nuove merci. Significa indicare il protagonismo di nuovi attori sociali, di nuovi strumenti messi a disposizione dal progresso tecnologico e dallo sviluppo delle relazioni internazionali; tracciare nuovi confini tra le dimensioni del lecito e dell’illecito, avvicinando mercati e interessi che un tempo erano distanti e che ora confluiscono in un’area grigia dai confini indecifrabili. Bisognerà esplorare gli effetti di ricaduta della dimensione transnazionale sui precedenti assetti delle organizzazioni criminali locali; quanto di tradizionale o di nuovo esista nei metodi e nelle azioni delle consorterie che operano sullo scenario internazionale; e quali siano le difficoltà che il processo di globalizzazione – inteso come un dato di fatto con cui confrontarsi, piuttosto che come una scelta alla quale è possibile sottrarsi – può comportare, soprattutto alle organizzazioni criminali più tradizionali e strutturate; e quali, di contro, le opportunità che vengono loro offerte. E, per finire, quali siano gli strumenti che studiosi e operatori di giustizia sono chiamati a utilizzare, per comprendere e decifrare un fenomeno che si presenta, molto più che nel passato, sfuggente ma invasivo.

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La ricerca, utilizzando fonti e contributi provenienti da ambiti disciplinari differenti, si propone di studiare e contribuire a definire il peso, il senso e la direzione delle trasformazioni intervenute nelle organizzazioni criminali mafiose a seguito dei sensibili processi di cambiamento verificatisi sullo scacchiere internazionale in ambito politico, sociale, economico e culturale a causa dei cosiddetti processi di globalizzazione.
L’ipotesi di partenza è che le organizzazioni criminali (ed in particolare, anche se non esclusivamente quelle di stampo mafioso), si siano profondamente modificate per potere rispondere alle sfide e alle opportunità loro aperte dai processi di globalizzazione.
Per questa ragione,la ricerca dovrà:

- Verificare se vi sia stato – ed eventualmente in che termini - un processo di trasformazione delle strutture e una riconfigurazione dell’organizzazione, tali da renderla più flessibile e adattabile al nuovo scenario internazionale
- Verificare in che termini le trasformazioni abbiano interessato l’allargamento e la diversificazione dei mercati criminali, a seguito del cambiamento della domanda di prestazioni illecite
- Tentare di individuare la rete delle relazioni internazionali e la tipologia degli accordi intrattenuti (nonché delle sempre ricontrattabili relazioni di forza) tra organizzazioni criminali provenienti da paesi e continenti diversi
- Verificare l’esistenza di eventuali relazioni tra mafie e organizzazioni terroristiche sullo scacchiere internazionale, descrivendone anche l’oggetto delle possibili transazioni e interazioni
- Verificare lo stato di progressivo avvicinamento (attraverso la professionalizzazione del crimine e l’istituzione di accordi con il mondo dell’imprenditoria e quello della politica) della criminalità organizzata alla criminalità economica e alla criminalità dei colletti bianchi
- Approfondire lo stato della normazione internazionale, a fronte della crescente difficoltà di distinguere attività illecite, da quelle propriamente lecite, in un continuum nel quale l’area delle cosiddette “zone grigie” rischia di ampliarsi sempre più
- Individuare rischi e opportunità delle proposte di legislazione internazionale finalizzate alla repressione del crimine organizzato transnazionale, tendendo conto dell’antagonismo verificatosi tra esigenze di sicurezza e difesa dei diritti e della libertà.

Nello scenario che abbiano descritto non meno importanti sono gli aspetti cognitivi, definitori e metodologici della ricerca.
Considerando la complessità del tema, la varietà dei fattori interagenti e degli ambiti di approfondimento, si procederà muovendosi all'interno di quell’orizzonte teorico che Moscovici ha definito di politeismo metodologico, riferendosi alla necessità di dotarsi di strumenti metodologici plurimi e di combinare tecniche differenti – pur all’interno di un unitario quadro di ricerca - al fine di tratteggiare uno scenario composito intorno al fenomeno oggetto di studio.
Pur inserendo il nostro lavoro all'interno di un quadro di analisi fondato sulla raccolta e lo studio dei dati “fattuali”, e tenendo sempre presente la dimensione macro, la prospettiva di ricerca entro cui ci muoviamo è indirizzata alla comprensione, alla descrizione comprendente del punto di vista e della situazione entro cui si inseriscono i soggetti e i fenomeni osservati. Un’opzione precisa che comporta anche l’uso di strumenti e metodologie che pur facendo prevalentemente capo a orientamenti teorici differenti, sono ricomprensibili sotto un unico ombrello interpretativo.
Non si tratta di optare per un metodo impressionistico ed empatico, ma - facendo anche uso di dati e strumenti quantitativi - di ridefinire dentro un nuovo orizzonte, anche linguistico e cognitivo, termini, procedure, metodi e paradigmi di analisi.
In termini più schematici, potremmo riferirci al cosiddetto a
StatoAttivo
Data di inizio/fine effettiva1/1/04 → …

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