Le forme dell'acqua: dall'Oreto allo Zen. Percorsi di ricerca e azione in aree marginali di Palermo.

Progetto: Research project

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L’acqua se assume le molteplici forme del contenitore, è anche vero che può rimodellarlo attraverso il suo ciclo vitale. Qui s’inserisce l’azione e la cultura dell’uomo per gestirne l’uso, restituendone nuove forme, pubbliche e private: domestiche, lavorative (industriali e agricole), ludiche, ricreative e, non ultime, artistiche. L’acqua, seppure adattabile, condotta e imbrigliata, può tuttavia esondare, disperdersi ed andare sprecata, mentre la quantità disponibile pro-capite ha misurato, e misura, il grado di civiltà di una comunità, disegnando una mappa di territori floridi o esclusi dal diritto del proprio sviluppo. L’adattabilità dei liquidi è anche metafora usata per dipingere la condizione moderna d’incalzante flessibilità lavorativa, insicurezza e marginalità fisica e sociale in cui vite provate “galleggiano” come isole che cercano a fatica di ristabilire ponti di connessione tra aree urbane marginali e città. Nella città di Palermo, le forme d’uso dell’acqua ci parlano di storie d’esclusione ed inclusione sociale nella civitas dove non è dato interessarsi ai “temi collettivi” dei grandi servizi istituzionali, culturali e commerciali che caratterizzano lo sviluppo delle urbs europee se non sono soddisfatti i primari diritti d’accesso alla cittadinanza, pericolosamente e paradossalmente retrocessi a temi secondari. La valle del fiume Oreto, a sud, ed il quartiere Zen, a nord, sono due aree simbolo delle condizioni di degrado diffuso che tormentano molte altre frange periferiche della città di Palermo, e che costituiscono realtà fisiche e sociali complementari ed abbastanza “fluide” da reggere la dimensione metaforica enunciata, avviando un’utile comparazione sui processi contraddittori e conflittuali innescati dalle politiche urbane che tali marginalità hanno prodotto e, contestualmente, evidenziandone qualità inusitate e peculiari potenzialità di rigenerazione. L’acqua è anche allegoria del processo di conoscenza in continuo movimento e rinnovamento, mentre come metafora della condizione liquido-moderna delle comunità trascurate, può rimandare alla capacità di rispecchiare desideri e intenzioni e all’abilità di rimodellare, attraverso un’azione lenta e costante, la forma del suo contenitore, concretamente.

Layman's description

La ricerca è volta ad esplorare i percorsi di ricerca e azione che, avviati a più voci e da diversi anni, traversano aree marginali di Palermo: dal fiume Oreto al quartiere Zen, evidenziando in che misura l’acqua ha disegnato ambienti urbani e rilevando come, sui modi d’uso dell’acqua, si sono talvolta costruite solidarietà o sono stati fomentati conflitti. Nel ventaglio delle aree marginali, comprese nell’ambito territoriale, lo studio è volto ad indagare i svariati studi e progetti di riqualificazione che pur testimoniando la fiducia nel cambiamento, non riescono a decollare, se non per offuscare o mitigare i reali problemi emergenti dalle voci degli abitanti, dei giovani e dei bambini che disegnando una molteplicità di possibili visioni, rendono ancora fluida la determinazione fisica e sociale degli svariati contesti in esame. In ogni caso si tratta d’indagare “l’altra città”, quella considerata opaca e dimessa nei confronti delle traslucide realtà centrali che competono sulla scena globale per assicurarsi i riflettori della visibilità e conquistare nuove risorse economiche. Così, mentre politiche pubbliche perseguono obbiettivi di marketing urbano e sulle sfavillanti reti di città, traboccanti di consumi e dunque di rifiuti, si continuano ad omologare ed appiattire banali soluzioni di riqualificazione, l’altra città, di cui lo Zen e la valle dell’Oreto rappresentano i confini simbolici, è attraversata da flussi trasversali di ricerca e azione (spesso trascurati e poco studiati) che animati da differenti motivazioni e attori, s’incrociano, s’intercettano e s’incontrano, lungo tragitti d’impegno etico, socio culturale, didattico e artistico. Storie di vita intessono sul disagio e la precarietà economica reti di solidarietà, accrescendo circuiti virtuosi di consapevolezza, e molteplici associazioni si organizzano per esplorare percorsi originali d’accesso alla cittadinanza volti alla trasformazione dello spazio fisico, nel quale prende corpo la ricerca e azione anche di figure professionali e di planners, il cui ruolo è implicato nell’indagine. Obbiettivo specifico infine è la definizione delle modalità necessarie per mettere a frutto tali esperienze di conoscenza in piani d’azione locale e in progetti urbani, volti alla riqualificazione delle aree marginali in esame. Una prima fase focalizza l’attenzione sul rilevamento e la descrizione delle principali reti relazionali esistenti, caratterizzate dall’attivazione di processi conversanti con le comunità locali. Tra queste, s’individuano quelle che hanno offerto o proposto occasioni per schiudere canali di comunicazione con altre sperimentazioni, agite direttamente sul territorio, costituendo opportunità e volano per accrescere il dialogo con altri saperi specialistici ed alimentare la corrente dell’auto apprendimento coinvolgendo, e a vari gradi, spazi formativi e culturali differenti. Da uno screening di tali processi, che s’intende rappresentare anche graficamente, scaturisce la descrizione fisica e sociale delle aree interessate che sono contestualmente implicate a vario titolo con forme ed usi differenti dell’elemento acqua. Segue la ricognizione dei piani e programmi e delle eventuali politiche pubbliche di recupero e riqualificazione coinvolte, la loro incisività e gli esiti progettuali, sia quelli istituzionali sia quelli delineati in forma di processi e visioni alternative prodotte da pratiche dal basso. Il confronto tra processi istituzionali di riqualificazione e pratiche partecipative “dal basso” restituisce un quadro di valutazione critica del ruolo del planner e di possibili implementazioni di piani d’azione locale nella città di Palermo.
StatoAttivo
Data di inizio/fine effettiva1/1/07 → …

Fingerprint

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