LE DINAMICHE DELLA BIODIVERSITA’ NEI SISTEMI FORESTALI E PREFORESTALI SICILIANI

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Il diffondersi delle conoscenze negli ultimi decenni ha portato, ad una nuova concezione di bosco, non più visto come mero strumento produttivo e/o protettivo, ma piuttosto come un complesso ecosistema capace di assolvere molteplici funzioni, legate al crescente interesse per la ricreazione, la salubrità dell’ambiente, la mitigazione dell’effetto serra, il paesaggio, etc.. Si tratta di nuove funzioni per il cui mantenimento si possono avere effetti positivi sull’occupazione. Come conseguenza di questa nuova visione, alla realizzazione e gestione di sistemi monospecifici e spesso coetanei, si contrappongono quindi sistemi complessi, dove va ricercata e favorita la biodiversità, interpretando la diversità floristica e strutturale e animale come segno distintivo della natura e base della stabilità ecologica. Per quanto concerne i boschi naturali, il fattore di maggiore criticità appare oggi, non solo a livello regionale ma anche nazionale, legato alla gestione dei cedui. In alcuni casi non è raro assistere a cedui la cui ultima utilizzazione risale e molti decenni fa con effetti spesso negativi sull’assetto del territorio e sul paesaggio e con gravi danni dal punto di vista bioecologico. Contemporaneamente si assiste al un fenomeno, nuovo e per certi versi sorprendente, dell’espansione delle superfici boscate a causa dell’abbandono di vaste superfici agrarie marginali. Per questi boschi di neoformazione mancano informazioni relative alla loro caratterizzazione nonché alle modalità di gestione. Gran parte del patrimonio forestale regionale è inoltre costituito da boschi di origine artificiale. Questi rimboschimenti sono stati effettuati a partire dal secondo dopoguerra, le prospettate funzioni che avrebbero dovuto svolgere tali rimboschimenti, sono state però solamente in parte soddisfatte. Infatti, la maggior parte di queste formazioni, non hanno quasi mai usufruito degli interventi selvicolturali necessari e/o non sono mai stati utilizzati. Nei rimboschimenti di conifere, ad esempio, spesso gli sfolli e i diradamenti non sono stati effettuati perché a macchiatico negativo. Su questi temi mancano in Sicilia studi adeguati che consentano di programmare gli interventi selvicolturali che in tempi più o meno lunghi portino verso formazioni strutturalmente più equilibrate e con una buona efficienza funzionale. E’ necessario quindi mettere a punto, attraverso l’analisi di diversi casi studio, delle linee guida e modalità d’intervento, per boschi naturali, rimboschimenti e boschi di neoformazione che consentano di incrementare la biodiversità senza rinunziare alle altre funzioni svolte da queste formazioni.

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Obiettivi In armonia con le tendenze internazionali e nazionali in materia di gestione delle risorse naturali, si pone inoltre sempre più l’accento su un utilizzo appropriato e “sostenibile” di tali risorse e, quindi, anche di boschi e aree seminaturali. Sostenibilità della gestione forestale implica univocamente la conoscenza e salvaguardia delle molteplici funzioni che un ecosistema forestale può svolgere oltre alla funzione classica di produzione legnosa. Nel medio e lungo periodo, soprattutto in soprassuoli con strutture fortemente semplificate dalla gestione, la conservazione e l’aumento della biodiversità dovrebbero essere perseguite con una gestione tendente a favorire una maggiore diversità strutturale attraverso i meccanismi naturali di auto-organizzazione del sistema. La valutazione della biodiversità diventa quindi uno strumento potente per valutare la salute dei popolamenti forestali ma anche l’effetto della loro gestione. Obiettivo della indagine è quello di valutare le dinamiche della biodiversità nei sistemi forestali (autoctoni e rimboschimenti) e preforestali (boschi di neoformazione) siciliani e tentando di connettere la diversità con i fattori di criticità per i tre grandi sistemi indagati. I fattori di criticità per la conservazione della complessità dei sistemi forestali autoctoni e quindi della loro diversità biologica derivano soprattutto da due diversi e contrastanti fenomeni: la progressiva marginalizzazione, con conseguente abbandono di molti boschi e la semplificazione delle tecniche colturali. Per i rimboschimenti, i fattori critici, appaiono invece legati alla loro semplificazione in termini strutturali e alla loro povertà specifica. Negli impianti esistenti, è ormai unanimemente accettato che si debba favorire l’evoluzione verso aspetti più affini alla vegetazione potenziale attraverso interventi selvicolturali mirati a facilitare l’insediamento di specie autoctone. Tali interventi vengono oggi riassunti con il termine di “rinaturalizzazione”. I momenti individuati negli interventi di rinaturalizzazione e strettamente connessi tra loro sono il “momento strutturale”, il “momento colturale” e il “momento gestionale”. Il primo consiste nel valutare l’efficienza evolutiva del popolamento, il momento colturale individua le modalità di intervento, il momento gestionale consiste nella verifica delle risposte del sistema. Da un’analisi dello stato dei rimboschimenti in Sicilia, emerge come in genere il momento gestionale (oltre che quello colturale) siano stati molto carenti, forse perché per lungo tempo l’obiettivo primario è stato quello di incrementare le superfici boscate. Oggi, invece, di fronte a nuove emergenze come gli incendi, che hanno di fatto vanificato molti degli sforzi compiuti, l’attenzione alle modalità di gestione assume un carattere preminente. Infine, per la vegetazione di recente espansione negli ex... Metodologie Le metodologie da adoperare prevedono tre fasi distinte: 1) l’individuazione di macroaree dove effettuare i rilievi; 2) Analisi della evoluzione della vegetazione attraverso fotointerpretazione e rilievi di campo (strutturale-selvicolturale, faunistico); 3) Valutazione quantitativa della distribuzione spaziale e della diversità floristica e faunistica. 1) Verranno individuate delle macroaree che siano rappresentative dei diversi processi in corso sia in termini qualitativi (in dipendenza delle caratteristiche bioclimatiche del territorio) che quantitativi (maggiore o minore rilevanza dei processi studiati a scala territoriale. 2) Il confronto tra serie di foto aeree di diversa epoca costituisce un metodo importante per lo studio delle trasformazioni del paesaggio. Attraverso la fotointerpretazione, seguito da controllo a terra, verranno individuate le aree boscate di neoformazione delimitando così le aree che sono state colonizzate dalla vegetazione spontanea. Più
StatoAttivo
Data di inizio/fine effettiva1/1/04 → …

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