La sicilia tra guerra e dopoguerra (1940-47)

Progetto: Research project

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• Il progetto ‘La Sicilia tra guerra e dopoguerra (1940-47)’ prevede una ricerca analitica sulla presenza anglo-americana in Sicilia nel periodo 43-47. La disponibilità di nuove fonti archivistiche (quali la documentazione della Commissione Alleata di controllo) permette ora di approfondire i temi già individuati dall’ormai classico contributo di Rosario Mangiameli (La Regione in Guerra. 1943-1950. in Storia d’Italia. Le Regioni dall’Unità ad oggi. La Sicilia, a cura di M. Aymard - G.Giarrizzo, Einaudi, Torino, 1987). La ricerca verrà costruita su base regionale, realizzando una accurata analisi della relazione tra amministrazione alleata e società locale, ragionando sulle articolazioni del rapporto tra città e campagne nelle diverse realtà provinciali in base alle loro caratteristiche socio-economiche. In particolare, saranno oggetto di questa ricerca: - La possibilità di realizzazione del progetto totalitario fascista nella realtà siciliana negli anni 1940-43, in cui la tensione totalitaria trova una nuova spinta dal conflitto mondiale ma risente pure della crisi del consenso verso il Regime con l’evolversi in negativo delle vicende belliche - Le diverse forme in cui si è strutturata l’occupazione militare anglo-americana con particolare attenzione al funzionamento degli organismi burocratico-amministrativi insediatisi in Sicilia dopo lo sbarco, ossia il Governo Militare alleato (Amgot) e la Commissione Alleata di Controllo (ACC) istituita con l’armistizio “lungo” del 29-9-1943 - Lo scarto tra l’immagine dei “liberatori” anglo-americani elaborata dalla popolazione, recuperando il patrimonio storico dell’emigrazione transoceanica, e l’esperienza quotidiana dell’“occupazione” militare in molti casi fonte di conflitti e crisi all’interno della società locale - La recrudescenza della criminalità a tutti i livelli seguita allo sbarco alleato e soprattutto alla dissoluzione dell’esercito e degli altri organi dello Stato dopo l’armistizio dell’8 settembre del 1943 con particolare attenzione sia al fenomeno mafioso che al banditismo - L’inizio della riorganizzazione delle forze antifasciste nel periodo dell’amministrazione anglo-americano (che prevedeva il divieto, fino al febbraio del 1944, dell’attività politica) concentrandosi sui fenomeni di riaggregazione spontanea sviluppatisi a livello locale vista la difficoltà di contatti con gli organi centrali dei partiti politici - La permanenza, dopo il ritorno ad un ordinamento democratico, in ruoli chiave di importanti figure intellettuali che avevano aderito al fascismo condividendone la tensione totalitaria L’obiettivo di questa divisione del lavoro è realizzare un confronto tra le ricerche di queste sezioni arrivando a costruire una sintesi complessiva che tenga conto – lumeggiandole – delle specificità territoriali e della complessa articolazione del sociale di fronte all’occupazione anglo-americana della Sicilia. Parimenti si intende offrire un quadro esaustivo dei differenti approcci elaborati da inglesi ed americani, le due principali forze di occupazione dell’isola, ricostruendone anche i contrasti interni. Questi appaiono infatti frutto dei diversi modelli politici e culturali con cui i due alleati affrontarono la questione della liberazione dell’Europa dal nazifascismo. Da questo punto di vista la Sicilia, primo lembo di un paese dell’Asse “liberato”, costituisce un importante “laboratorio”. Se l’investimento ideologico degli Stati Uniti si concentrò sulla ricostruzione democratica dell’Italia e il suo reinserimento nel nuovo ordine internazionale costituito dalle Nazioni Uniti, l’atteggiamento britannico pare strutturarsi più saldamente intorno alla logica di potenza di tipo tradizionale, non senza riflessi e preconcetti di stampo “coloniale” verso l’Italia e il Mezzo
StatoAttivo
Data di inizio/fine effettiva1/1/12 → …

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