La città in estensione e la dialettica fra centri minori e nuove infrastrutture.Tra Palermo e l'aeroporto.

Progetto: Research project

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Negli anni settanta del XX secolo era in atto una forte espansione delle città italiane e si andava delineando un nuovo paesaggio urbano e periurbano. Nelle aree in cui era più evidente il fenomeno della crescita, si configurava la compresenza di “grumi” edilizi di diversa entità ed una nebulosa più o meno densa di edifici isolati, tenuti assieme da un generico contesto di aree agricole, oltre le quali ve ne erano altre, non abitate, in corrispondenza delle discontinuità. A questo tema Giuseppe Samonà dedicò la sua attenzione immaginando una riforma dell’agricoltura che avrebbe riqualificato la campagna attraverso l’espressione, in forma architettonica, della specializzazione delle colture. Invece, la campagna urbanizzata si presenta come una mera giustapposizione di elementi eterogenei, accostati gli uni agli altri in assenza di una visione progettuale che ne guidi la composizione. La prefigurazione di Samonà è rimasta in buona parte disattesa ma può essere ricordata come uno degli ultimi tentativi che ha posto al centro del dibattito disciplinare la campagna ed i centri minori, considerandoli altro rispetto alla logica che li vede come ambiti di espansione di una megalopoli incontrollata e incontrollabile. Il progetto di ricerca assume come ipotesi di partenza questa visione de “la città in estensione”, ritenendola attuale, per studiare quella porzione di territorio che da Palermo sfugge verso ovest in direzione Trapani, oltre il golfo di Sferracavallo. Qui prevale in maniera evidente una dimensione diffusa del paesaggio urbano che, se vista con occhi nuovi e con quella “volontà di forma” che anima la visione della “città in estensione”, offre l’opportunità di cogliere potenzialità inespresse della informe campagna urbanizzata. L’area presa in considerazione, infatti, è caratterizzata da lacerti di una campagna spesso abbandonata, dal suggestivo paesaggio orografico, dalla sequenza dei centri di Isola delle Femmine, Capaci, Carini, Cinisi e Terrasini, dalla presenza dell’autostrada A29 (Palermo – Mazara del Vallo) e, infine, dall’aeroporto Falcone e Borsellino. All’interno di questo sistema è possibile valutare il movimento demografico che, negli ultimi tempi, ha visto decrescere Palermo rispetto ai centri limitrofi. L’aumento della popolazione nei centri minori, avviene solo in parte motu proprio e deve essere inquadrato nella complessiva dinamica dell’espansione del costruito di Palermo, cresciuta con costanza per tutta la seconda metà del XX secolo fino a saturare la piana delimitata dalla “corona dei colli” per risalire il sistema orografico e raggiungere i centri abitati più prossimi. Come è avvenuto per l’espansione extra moenia del nucleo antico quando, tra ottocento e novecento, Palermo incontra le borgate storiche, anche nel XX secolo la direzione prevalente di sviluppo è stata quella verso nord. Ma il polo attrattivo dell’odierna crescita è l’aeroporto, vero elemento catalizzatore di una estesa conurbazione. Esso può essere considerato un fulcro a sé, una sorta di centro minore speciale all’interno del sistema formato dai telai insediativi e dall’autostrada, letta, nell’interpretazione datane da Pasquale Culotta, come un “viale urbano” interno a realtà urbane molto prossime se non del tutto continue. Su questo ambito di studio, la ricerca assume il progetto di architettura come mezzo insostituibile per verificare le differenze dello spazio stanziale esistente. Attraverso di esso sarà possibile anche promuovere ipotesi di trasformazione degli assetti insediativi e degli ambiti territoriali oggetto di studio, operando in con

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IntroduzioneGiuseppe Samonà nella metà degli anni settanta del XX secolo, nella conferenza “La città in estensione” (25 maggio 1976), recuperando l’idea di comprensorio individuava sul territorio, escludendo i grandi centri, «i nuclei edilizi più o meno grandi ma non grandissimi; la campagna agricola, che include questi nuclei e le case isolate; e infine, le grandi aree geografiche non abitate, che formano la riserva ecologica biologicamente necessaria e in buona parte montuosa.La situazione di crisi è riscontrabile soprattutto nella parte che riguarda la campagna agricola in cui è ancora in atto una tendenza involutiva dell’agricoltura, con il restringimento della base produttiva, la distruzione e lo spreco delle risorse, la crisi dell’occupazione, in un quadro dominato dalla mancanza di ogni prospettiva di riferimento per la ripresa».A quest’area di crisi Samonà dedica la sua attenzione immaginando una grande trasformazione dell’agricoltura che, opponendosi alla diffusa monocoltura, avrebbe portato ad una nuova campagna qualificata dalla specializzazione delle colture le cui differenze sarebbero state rese evidenti dal modo da esprimerle in forma architettonica. Attraverso questa specializzazione «(…)ogni elemento della campagna diventa parte di una città in cui sono prevalenti le due dimensioni orizzontali sulla terza. Si tratta perciò di una città in estensione, fondata su questa particolare relazione tridimensionale (…) Una città che si contrappone alle grandi concentrazioni metropolitane e impone ad esse la scelta di un limite formale con l’individuazione di un perimetro ben definito, che riduce o addirittura annulli il grado di emarginazione negativa delle periferie urbane nelle grandi metropoli, frutto dell’incapacità di contenere, in modo adeguato, alla loro vita civica, la stanzialità civile delle popolazioni metropolitane più disagiate. Questo disegno della città dovrà essere certamente legato al paesaggio geografico, e dovranno esserlo più ancora, sia la città in estensione nella campagna, che i centri minori inclusi in essa. Di essi resta ancora aperto il ruolo che dovranno avere nel nuovo ambiente urbano, che è la campagna razionalizzata in forma di città aperta nei territori non di concentrazione».La prefigurazione di Samonà è rimasta, in buona parte, disattesa ma è interessante potere affermare come questa sia uno degli ultimi tentativi che ha posto al centro del dibattito disciplinare la campagna e i centri minori ponendoli fuori da una logica a senso unico che li vede come ambiti di espansione di una megalopoli incontrollata e incontrollabile.Luogo della ricercaSe da un piano meramente teorico si passa alla concretezza del suolo e in particolare si inquadra quella porzione di territorio che sfugge ad ovest, oltre i confini amministrativi di Palermo e geograficamente oltre la gola costituita da Monte Grifone e Monte Gallo, contrassegnata sul mare dal golfo di Sferracavallo, in direzione di Trapani, è evidente come prevalga una dimensione diffusa del paesaggio urbano nella quale, ancora una volta, è difficile riscontare alcuna delle condizioni auspicate da Samonà stesso. Questo ambito, scelto come territorio precipuo della ricerca, deve essere visto con occhi nuovi, cogliendo nella informe campagna urbanizzata, che costituisce una sorta di liquido amniotico nel quale nuotano grumi edilizi di varie densità, un ambito di potenzialità inespresse in cui costruito e campagna possano confrontarsi e dialogare avendo come obiettivo quella “volontà di forma” che anima la città in estensione. In particolare nell’area presa in co
StatoFinito
Data di inizio/fine effettiva10/17/1110/17/13