Il progetto al femminile. Il contributo delle donne all’architettura del Movimento Moderno

Progetto: Research project

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A lungo la professione di architetto è stata considerata tipicamente maschile. Di questa distanza della donna dall’architettura ne è stato un convinto sostenitore anche Benito Mussolini quando nel 1927 affermava “La donna deve obbedire (…) Essa è analitica, non sintetica. Ha forse mai fatto l’architettura in tutti questi secoli? Le dica di costruirmi una capanna non dico un tempio! Non lo può. Essa è estranea all’architettura, che è sintesi di tutte le arti, e ciòè simbolo del suo destino”. Ma è proprio stato così? Chi sono state le prime, le pioniere? Da dove provengono? Come si sono mosse? Sono queste le domande, molto semplici, che stanno all’origine della ricerca che si propone. Verranno di seguito ricordate alcune “madri dell’architettura moderna”, il periodo storico nel quale si collocano, la loro opera e il loro pensiero e i temi che li caratterizzano. In questo modo è possibile farsi un’idea, seppure sommaria, della ricchezza e originalità dei loro contributi. In Germania, agli inizi del secolo, opera Lilly Reich (1885-1947) che nel 1920 è la prima donna ad essere eletta nel direttivo del Deutsche Werkbund diventando responsabile dell’allestimento delle grandi esposizioni da esso promosso. Lavora con Ludwing Mies van der Rohe con il quale condivide un’intensa e duratura esperienza professionale. È lei che inventa la disciplina dell’exhibition design. Nel 1918, in Austria, lavora Margarete Schütte-Lihotzky che si diploma proprio in questo anno alla Scuola Professionale d’Arte di Vienna in una delle due sezioni di architettura. Progettista e militante politica, fa parte del gruppo che negli anni Venti lavora al progetto delle nuove città dell’Unione Sovietica; inventrice nel 1926 della “cucina di Francoforte”, prototipo della cucina componibile che ancora abitiamo, si è dedicata alla costruzione di case, in particolare per donne sole e con figli, e alla realizzazioni di edifici scolastici ed educativi di cui disegna anche i mobili. In Francia, molte sono le progettiste che si formano alla Scuola d’Arte. Le più famose sono, senza dubbio, Eileen Gray e Charlotte Perriand. La prima, irlandese d’origine ma francese d’adozione, è stata una figura indipendente e riservata; il suo lavoro si oppone agli eccessi di una certa cultura progettuale da lei stessa considerata “troppo razionale e intellettuale”, la seconda, Charlotte Perriand (1903-1999), è nota per la sua collaborazione con Le Corbusier e molto meno per il suo importante contributo alla storia del progetto d’interni e del design dell’oggetto d’uso e per il dialogo continuo che è stata in grado di creare tra Occidente e Oriente, a partire dalla sua missione in Giappone nel 1940. Con gli anni Venti e Trenta i nomi di donne si fanno sempre più numerosi, relativamente numerosi se si considera che l’architettura rimane nella convinzione della stragrande maggioranza della società: “una professione da uomini”. L’obiettivo della ricerca è quello, a partire dalle considerazioni iniziali, di restituire alla storia dell’architettura, attraverso il disegno inteso come strumento critico di indagine, il pensiero e l’opera di alcune donne architetto che tra il 1926 e il 1962 hanno progettato e/o costruito edifici di raffinata qualità architettonica. Il ridisegno critico, che in questo caso è mimetico alla costruzione del progetto, vuole rendere manifesto il pensiero di alcune figure del movimento moderno spesso relegate ad un ignoto destino; tra i personaggi certamente più interessanti e che verranno indagati si ritrovano, oltre a Lilly Reich , Margarete Schütte-Lihotzky , Eileen Gray e Charlotte Perriand figure importanti come Aino Marsio-Aalto, Marta Blornstedt, Lina Bo Bardi, Elsi Borg, Barbara Sokolowska-Brukalski, Lotte Cohn, Adrienne Gorska, Valentine Harding, Hana Kucerovà-Zàveskà, Lisbet Sachs, Alison Gill-Smithson, Helena Niemerowska-Syrkus. La ricerca intende cos
StatoAttivo
Data di inizio/fine effettiva1/1/12 → …

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