IL “MESTIERE DELL’ASSISTENTE SOCIALE” E LA PRESENZA MASCHILE NEL SERVIZIO SOCIALE: IDENTITÀ PROFESSIONALE ED EMPOWERMENT DI GENERE NEL CONTRASTO AI FENOMENI DI VIOLENZA DI PROSSIMITÀ

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Storicamente la professionalizzazione del lavoro ha subito un pregiudizievole orientamento che vedeva nelle mansioni di cura, sostegno ed educazione, le donne; in quelle dirigenziali, di organizzazione e progettazione, gli uomini. È possibile in tal senso ‒ e senza timore di smentita ‒ descrivere ciò chè è accaduto nel secolo scorso attraverso due fenomeni che hanno segnato inequivocabilmente la società italiana nel suo complesso:
1. l’ingresso massiccio delle donne nella sfera pubblica e la concomitante colonizzazione a compartimenti stagni (l’istruzione e la cura) delle medesime nel mondo del lavoro;
2. il progressivo decentramento dell’identità professionale degli uomini e la conseguente progressiva perdita di potere e di identità maschile che ha avuto ripercussioni anche nella morfologia della famiglia attuale e nei relativi equilibri uomo-donna nella vita privata.
Quest’ultimo fenomeno, che riteniamo una delle conseguenze delle trasformazioni anche professionali, e più generalmente identitarie, che contraddistinguono oggi l’universo maschile da quello femminile, può considerarsi, sempre dal nostro punto di vista, una delle cause portanti nella escalation delle condotte violente all’interno delle relazioni di coppia.
Escluse le donne - non solo dal voto, ma (fino al 1919) dalla possibilità di ricoprire impieghi statali e di esercitare professioni che implicassero una responsabilità pubblica; relegate in contesti familiari regolati da norme di legge rimaste immodificate per oltre mezzo secolo; addette a lavori immancabilmente presentati e percepiti come “sussidiari” e “tradizionali”, le donne italiane a centocinquant’anni dalla nascita dello Stato nazionale, possono oggi dirsi protagoniste e interpreti, al di là della loro appartenenza regionale e perfino sociale, della vita pubblica. Con quali prospettive, a quale prezzo e con quali fragilità le donne esercitano le loro professioni; e con quali nuove e sopraggiunte difficoltà sono invece esercitate dagli uomini, sono gli interrogativi su cui oggi riteniamo di dover riflettere.
Il risultato della segregazione storica a livello occupazionale delle donne, che va di pari passo ad una crescita generale della disoccupazione, sembra continuare ad accompagnarsi ad una tipizzazione dei mestieri e delle professioni in senso maschile o femminile, che conferma la tendenza alla stereotipizzazioni di attività e professioni, ritenuti, alcuni, “tipicamente femminili” ed altri “tipicamente maschili”.
Ciò appare con maggiore evidenza, se a essere posto sotto la lente di ingrandimento è il mestiere dell’assistente sociale, nato come riconoscimento della funzione laica svolta dalle donne nella cura dei più deboli, e a tutt’oggi contraddistinto da una schiacciante prevalenza della presenza femminile.
Malgrado attualmente non si disponga di dati statistici aggiornati riguardo alle effettive percentuali di genere contraddistinguenti questa professione, recenti ricerche mostrano come la presenza degli uomini sia in crescita in professioni “nuove” quali educatore di comunità, animatore, operatore di strada, mentre la loro percentuale continua ad essere estremamente ridotta nel servizio sociale (Dal Pra e Urbano in Gori, 2004). I numeri della presenza maschile restano ancora ridotti, nel 2011 su circa 37.000 assistenti sociali abilitati iscritti all’Ordine professionale, meno del 10% sono uomini E, come osservano, U. Albano e F. Cava (2006), questo dato risulta essere “empiricamente acclarato ma mai sufficientemente elaborato e rielaborato” (Albano e Cava, 2006)..
Non si può più affermare “L'assistente sociale è donna” (Benvenuti e Gristina, 1998), come nel passato. Tuttavia, è necessario a nostro giudizio riflettere su come sia declinabile l’identità professionale dell’assistente sociale al maschile – soprattutto in considerazione del fatto che gli uomini, per quanto numericamente ridot
StatoAttivo
Data di inizio/fine effettiva1/1/12 → …

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