FABELWESEN, MOSTRI E PORTENTI NEL MEDIOEVO GERMANICO

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La storia dei Fabelwesen ha inizio in Grecia; va sottolineato come alcune delle storie dell’India narrate da Scilace, Ctesia e Megastene e riproposte nelle opere paradossografiche e teratologiche successive abbiano un’origine letteraria e compaiano già nelle leggende indù. La consacrazione dell’Oriente come dimora dei mirabilia e la dettagliata catalogazione dei popoli fantastici si deve a Plinio, per cui razze come quella in esame (Naturalis Historia IV, 13, 95) vengono dette anche ‘pliniane’.
Gli esseri favolosi, la cui fama si era diffusa dalla Grecia in Occidente saranno quelle che popolano il medioevo fantastico: giganti e pigmei, cinocefali, panoti, ippopodi, blemmi, sciapodi artabatiti e antipodi. I ‘portenti’ sono enumerati da Isidoro nell’XI libro delle Etymologiae e da Rabano Mauro (De rerum naturis VII, vii). Il brano delle Etymologiae (XI, iii, 7-39) riepiloga tutte le precedenti nozioni teratologiche, offrendo una personale classificazione delle creature favolose, che rivestirà importanza fondamentale per tutto il medioevo. Le creature delle opere paradossografiche greche e latine approdano ben presto nelle Isole britanniche e figurano nel Liber monstrorum. I popoli fantastici formano oggetto anche delle Meraviglie dell’Oriente, la traduzione in anglosassone della Lettere sulle meraviglie, di cui circolano nelle Isole britanniche sia una nuova versione in latino sia una traduzione in volgare. Le Meraviglie descrivono gli esseri dotati di otto piedi, i cinocefali, gli ittiofagi, etc. e aggiungono un’ulteriore serie di esseri ‘diversi’ nei tratti o nelle abitudini.

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La ricerca si propone di affrontare una serie di testi medievali anglosassoni e di altre tradizioni germaniche, allargando anche l’indagine ad altri momenti culturali rilevanti e studiando in una prospettiva interculturale il tema del fantastico e del mostruoso nel Medioevo germanico dalle prime notizie agli sviluppi tardo medievali. L’interesse per le razze fantastiche non viene meno col passare dei secoli, non solo nella letteratura di viaggio, come il Milione di Marco Polo o i Mandeville’s Travels. Si intendono studiare le vicende di creature favolose, passate dall’epica indiana ai repertori geografico-naturalistici e la cui storia si è diffusa dall’India gangetica lungo le vie commerciali. Col passare dei secoli nuovi geocentrismi si succedono a quello dei Greci, mentre l’ostilità verso i non-Occidentali si stempera nella sempre rimarcata differenza tra l’Occidente e l’Oriente come ‘orizzonte ‘onirico’ del medioevo. La percezione dell’altro, del diverso, muta col trascorrere del tempo, ma si caratterizza per la presenza di alcune costanti, che saranno anche quelle del colonialismo.
Le razze favolose sono state accolte non solo nella letteratura occidentale, ma anche nell’arte: per quanto riguarda le loro rappresentazioni iconografiche, tutti hanno le mani bene evidenziate e gesticolano, per indicare che sono privi di linguaggio articolato. Le figure sono in genere nude, secondo un’ulteriore caratteristica volta a differenziare queste genti dai popoli civili. L’iconografia dei popoli fantastici è complessa e merita uno studio dettagliato; sarebbe utile costituire un repertorio delle figurazioni nell’arte dalla tarda antichità al medioevo da affiancare alla documentazione letteraria. Importante sarà pure valutare il ruolo svolto dall’immagine nel contesto della rappresentazione (funzionale o decorativa) e la sua collocazione materiale, non solo per quanto riguarda l’elaborazione delle figure in relazione alla superficie, ma anche il rapporto immagine-manufatto (e l’uso del manufatto), che condiziona la scelta e la presentazione dei temi.
StatoAttivo
Data di inizio/fine effettiva1/1/04 → …

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