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Avviato negli Usa già sul finire degli anni Settanta ed estesosi al Regno Unito all'inizio degli anni Ottanta, il processo di liberalizzazione della più parte dei mercati caratterizzati da infrastrutture fisiche (c.d. network industries ) ha poi interessato l'intera UE almeno a partire dalla metà degli anni Novanta, determinando profondi stravolgimenti in settori economicamente strategici e politicamente “sensibili” in quanto tradizionale teatro della erogazione di c.d. servizi pubblici essenziali, improntati al principio di universalità. Questo il caso del trasporto ferroviario, della distribuzione di energia, acqua e gas, del trasporto aereo, della telefonia fissa e mobile ecc.; settori caratterizzati dalla presenza di forti economie di scala ma soprattutto legati alla esistenza (ed imprescindibilità) di infrastrutture fisiche non duplicabili, vieppiù poste nella originaria disponibilità (e proprietà) di società pubbliche o a controllo pubblico, operanti in regime di monopolio. Ebbene, giusto nel panorama europeo, la liberalizzazione di questi mercati non è stato un processo indolore. Non solo e non tanto in funzione della opzione strategica di fondo che ad esso è sottesa (quella, per l’appunto, di apertura di determinati mercati alla concorrenza tra soggetti privati), tuttora ben lungi dal potersi considerare pacificamente condivisa; quanto per via delle inedite e complesse questioni di governance che ha suscitato: governance del mercato nel suo complesso ma altresì governance dei contratti che a diverso titolo lo intessono e dell’applicazione delle soluzioni regolative di diritto comune. Basti dire della necessità di combinare concorrenza e regolazione, apertura al processo competitivo e parità delle condizioni di accesso alla infrastruttura (bene pubblico) per tutti gli operatori, remuneratività di servizi / attrattività degli investimenti e persistente carattere di servizio pubblico essenziale per la più parte delle attività implicate; ed ancora, autonomia privata ed eterointegrazione del contratto ad opera delle varie autorità di vigilanza, diritti sindacali dei lavoratori del settore ed indefettibilità della erogazione di servizi minimi; soggezione al diritto comune delle crisi di impresa e deroghe idonee alla salvaguardia della peculiarità del sistema degli interessi in gioco. In sintesi, una complessa partita regolatoria, la quale investe necessariamente più piani: da quello più strettamente concorrenziale a quelli civilistico, societario e giuslavoristico. E’ su questa trama, ancora largamente in fieri, di regole e principi che la ricerca - in piena continuità tematica con uno schema di progetto europeo già presentato nell'ambito del Lifelong Learning Programe 2011 (vedi allegati), e con un gruppo di ricerca necessariamente ampliato in ragione della necessità di coprire più ambiti disciplinari tutti strettamente connessi al tema prescelto - si propone di far luce, evidenziandone criticità attuali e/o potenziali nonché soprattutto le più opportune linee di indirizzo volte a garantire assetti “normativi” dei settori interessati in linea con determinati principi di fondo: libera concorrenza, inderogabilità dei servizi pubblici essenziali, salvaguardia di diritti individuali, disciplina delle eventuali insolvenze e/o crisi di impresa adeguata ai primari interessi coinvolti.
StatoAttivo
Data di inizio/fine effettiva1/1/12 → …

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