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Sin dalle sue origini settecentesche, l’estetica disciplinare intrattiene una relazione elettiva con le scienze e con le modalità di riflessione metodologica ad esse inerenti, ora proponendosi – con Baumgarten – come una propedeutica generale alla conoscenza scientifica nel quadro di una riflessione metodologica sulle forme proprie della conoscenza umana, ora declinandosi decisamente – come avviene in modo esemplare da Mendelssohn a Herder – come una fisica dell’anima (Geisterphysik), come riflessione sulle condizioni psicologiche e fisiologiche dell’interazione umana con il mondo.
La tradizione morfologica da Goethe in avanti si è assunta il compito di un dialogo fra scienza ed arte, nel quadro di una riflessione sulla forma organica, la forma artistica, le condizioni della percezione della forma, e le implicazioni generali di metodo che ne derivano per il progetto della conoscenza scientifica.
Se alcune delle maggiori figure della riflessione morfologica novecentesca fra biologia, antropologia, psicologia, scienza dell’arte, da Edgar Wind (L’esperimento e la metafisica, 1934), a Viktor von Weizsäcker (ad es. Forma e tempo, 1942), dall’opera intera di Rudolf Arnheim sino a Rupert Riedl (L’ordine del vivente, 1975), hanno portato avanti questo progetto mettendone in luce alcuni dei tratti teorici più rilevanti, è tuttavia la nostra contemporaneità a offrirci un piano di lavoro di ricchezza inusuale, che la ricerca in oggetto intende articolare secondo alcuni assi operativi principali: 1) Estetica e scienze della vita; 2) Arte, scienza, (bio)tecnologie; 3) Percezione, scienza, psicologia.
StatoAttivo
Data di inizio/fine effettiva1/1/12 → …

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