Dettagli progetto

Description

Da quando l’olandes Job van Meekeren in un suo libro pubblicato nel 1668, descrisse come aveva curato un difetto del cranio di un nobile con un espianto ricavato dal cranio di un cane, gli interventi di osteoprotesi rigenerativa hanno assunto un ruolo sempre più rilevante nella chirurgia ortopedica. Oggi a causa degli infortuni stradali e sportivi in costante aumento, della chirurgia oncologica, e di quella maxillofacciale in forte crescita, questi interventi hanno raggiunto numeri rilevanti che si aggirano intorno 2,2 milioni di interventi nel mondo con un costo approssimativo che si aggira a circa 2,5 miliardi di dollari l’anno. Per l’intervento di osteoprotesi rigenerativa, il chirurgo deve avere una quantità sufficiente di device per colmare i deficit di tessuto. Per gli interventi si può utilizzare il tessuto osseo dello stesso paziente, auto-trapianto, prelevato dalla cresta iliaca, dal femore o dalla tibia. Il tessuto prelevato possiede delle caratteristiche necessarie per la ricrescita dell’osso come l’osteoconduttività, l’osteogenicità e l’osteoinducibilità. L’auto-trapianto, comporta un intervento chirurgico addizionale, che spesso espone i pazienti a possibili complicazioni. Inoltre la quantità di tessuto disponibile per il trapianto è limitata. Spesso il tessuto osseo da trapiantare è pesantemente manipolato per adattarlo al sito d’impianto e la variabilità di riassorbimento dell’autotrapianto può pregiudicare la precisione e la ricostruzione del sito di trapianto compromettendone anche forma e funzionalità.Il tessuto scheletrico per allo-trapianti presenta diversi vantaggi come la pronta disponibilità presso le Banche del Tessuto Muscolo-Scheletrico regionali e nazionali, l’immediato utilizzo e la possibilità di evitare la morbilità connessa con il prelievo autologo. Questo tipo di materiale oggi, a causa dell’aumento d’interventi artroplastici inizia a scarseggiare, e può veicolare certi rischi come la trasmissione di malattie, la tossicità associata alla sterilizzazione e la risposta immunitaria variabile dell’ospite.Lo sviluppo delle tecnologie dei materiali ha permesso l’utilizzo di device biocompatibili formati da leghe metalliche, polimeri sintetici e ceramiche. Sebbene questi materiali abbiano grande applicazione e posseggano eccellenti proprietà meccaniche, non sono osteoconduttivi e non inducono la formazione di nuovo osso e spesso dopo il periodo di trattamento devono essere rimossi, sottoponendo il paziente ad un secondo intervento con tutto ciò che ne consegue.Gli xeno-trapianti sono entrati nella chirurgia artroplastica per sopperire alla scarsità di allotrapianti. Sono scaffold di origine animale d’origine bovina o equina. Questi materiali com’è facilmente intuibile, sono quanto di più simile esista per proprietà e caratteristiche ai tessuti biologici naturali.I devices in osso naturale, oltre a svolgere la funzione di fissazione dei tessuti nei limiti dei carichi consentiti dal materiale biologico, vengono poco alla volta “digerite” dagli osteclasti nel processo chiamato rimodellamento osseo, e sostituiti da osso autologo. Gli inserti ossei prima dell’utilizzazione devono essere opportunamente trattati per eliminare grassi, proteine e tutti gli antigeni, per poi essere sterilizzati. Molti di questi processi sono brevetti.Il buon esito di un intervento di osteoprotesi rigenerativa dipende dall’influenza di numerosi fattori che possono essere controllati da una lunga profilassi farmacologica. Tra le cause che limitano maggiormente la riuscita degli interventi ci sono le infezioni batteriche perioperatorie. No

Layman's description

Attualmente l’uso efficace di xenoinnesti ossei di origine animale sta progressivamente aumentando specie nelle pratiche odontoiatriche. In genere l’osso madre deriva da macelli che li consegna alle imprese congelati. Dell’osso, proveniente da capi bovini od equini, si utilizza principalmente lo scaffold minerale verrà naturalmente ripopolato dalle cellule osteoblastiche che lo integreranno e successivamente lo sostituiranno con osso autologo. Per ottenere lo scaffold minerale, l’osso viene sottoposto a dei trattamenti che provvedono ad allontanare la matrice biologica (cellule e proteine) e sterilizzazione. Da questo. In base alla natura dell’osso, spugnoso o compatto, si ricavano devices come viti e placche o polvere per fare pasta ossea, utilizzati rispettivamente per osteoprotesi rigenerativa e per interventi riempitivi. Alcune imprese come la SAT (impresa partner per il presente progetto) hanno brevettato delle procedure di sterilizzazione degli innesti, che garantiscono l’assenza di contaminanti patogeni. La ricopertura o l’impregnazione dei devices (active coating) può essere realizzata secondo diverse procedure che renderanno l’innesto biocompatibile, biomimetico ed in grado di rilasciare i composti attivi. Le procedure più comunemente usate sono l’impregnazione e la copertura degli scaffold con pellicole biologiche come la gelatina o il collagene. Si può utilizzare in alternativa anche il rivestimento di idrossiapatite ma questo oltre ad essere effettuato ad alte temperature, si dimostra essere un rivestimento che rilascia troppo rapidamente i principi attivi (3 gg)

Key findings

Salute
StatoAttivo
Data di inizio/fine effettiva1/1/12 → …