Criminalità organizzata e strategie della tensione

Progetto: Research project

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Lo sbarco degli alleati in Sicilia segna l'avvio di un processo di progressiva evoluzione nei rapporti tra le organizzazioni mafiose e i settori della politica e delle istituzioni interessati al consolidamento dell’oltranzismo atlantico in Italia e nel bacino del Mediterraneo.
Le mafie divengono, così, una delle componenti armate della strategia di stabilizzazione politica del nostro Paese, insieme a movimenti eversivi, lobbies finanziarie e massonerie deviate a cui, per oltre un quarantennio, verrà affidato il compito di operare su un “doppio livello della storia”, talvolta visibilmente, talaltra in maniera occulta, con il coinvolgimento di uomini e apparati delle istituzioni, creando una dimensione di "doppio Stato" o "Stato parallelo", definito dalla Commissione Stragi come «una patologia della costituzione materiale, per cui all'interno stesso degli apparati statali si forma un reticolo di connessioni fra soggetti che delinquono, dando luogo ad una sorta di ordinamento antigiuridico, rovesciamento speculare di quello legale».
La strategia della tensione perseguita da questa rete criminale ha trovato autorevoli complicità all’interno delle istituzioni. In alcune storie del nostro più recente passato (da Portella delle Ginestre alle stragi degli anni Novanta) accanto a chi sparava, c’era chi rallentava le indagini o le depistava, chi sottovalutava gli indizi, chi faceva finta di non capire. Non si spiegherebbero diversamente tutte le distorsioni investigative che hanno costituito, per anni, l’elemento unificante degli episodi stragisti, al punto da rendere difficile o da impedire l’accertamento della verità processuale.
La circostanza stessa che, in un dato momento, sia stato necessario istituire una Commissione parlamentare per accertare le ragioni che hanno impedito l'individuazione dei responsabili delle stragi, si giustifica solo con l’acquisita consapevolezza civile, politica e istituzionale che «le ragioni generatrici dello stragismo non solo tendano a coincidere con quelle che ne impedirono l'individuazione di autori e mandanti, ma trovino radici nel periodo anteriore e risalgano, almeno in parte e con ogni probabilità, alla stessa fase fondativa della Repubblica».
La ricerca, con un approccio multidisciplinare che si avvarrà anche della documentazione prodotta dalle Commissioni parlamentari, vuole contribuire a chiarire come si siano prodotti questi legami e queste connessioni, quali siano stati i fattori (condizioni politiche ed economiche, scenari internazionali ecc.) che hanno reso possibile il ciclico ripetersi di manifestazioni eversive nel nostro paese e il coincidente intreccio con gli interessi della criminalità organizzata.
Il tentativo è quello di ottenere una serie di elementi conoscitivi in grado di decifrare alcuni tra gli aspetti meno conosciuti della fenomenologia stragista e della connessa strategia della tensione, per ottenere strumenti utili a individuarne e bloccarne sul nascere nuove, possibili manifestazioni.

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La ricerca intende studiare e contribuire a definire il peso della cd. strategia della tensione nello scenario politico, sociale, economico e culturale del nostro Paese, approfondendo il ruolo in quest’ambito rivestito dalla criminalità mafiosa.
La ricostruzione sociologica – con l’ausilio delle scienze storiche e politologiche – potrebbe supplire ai rigidi schemi del processo penale, contribuendo a far luce su episodi sanguinosi e terribili, disegnandone scenari più attendibili, laddove la magistratura non è riuscita a individuare precise responsabilità personali, componendo il materiale investigativo raccolto, in un quadro probatoriamente concludente e processualmente legittimo. Ha scritto il presidente della Commissione Stragi: «In realtà, il materiale raccolto nei vari processi per strage appare alla Commissione di notevole qualità e forza probatoria ai fini di una già credibile ricostruzione storica del periodo, anche se è innegabile che soltanto in pochi casi ha consentito di giungere ad un accertamento giudiziario definitivo di condanna e cioè alla affermazione di individuali responsabilità».
L’ipotesi di partenza è che in particolari e cicliche condizioni di crisi politica ed economica, o comunque di mutamento degli equilibri internazionali, le organizzazioni mafiose che godono di un rapporto strutturato con il mondo della politica e dell’economia e di un rigido controllo dei territori, diano vita a una sorta di camera di compensazione virtuale in cui confluiscono interessi di varia natura, come quelli di imprenditori, uomini politici, servizi più o meno legittimamente funzionanti e ambienti massonici spuri, tutti comunque interessati a sovvertire l’ordine democratico del Paese o – almeno – a minacciarne la sua stabilità attraverso una strategia della tensione. In questi casi, sono in gioco assetti di ordine politico-istituzionale, come anche assetti di grandi poteri economico-finanziari del Paese.
In questo scenario, la ricerca intende:
- individuare e ricostruire i principali episodi che nel corso della storia repubblicana hanno visto la contemporanea presenza di gruppi mafiosi insieme a quella di servizi deviati e massonerie spurie;
- tentare di individuare quali siano i fattori intervenuti a determinare il clima di “vuoto istituzionale” che ha favorito l’insorgere di tali strategie eversive;
- verificare attraverso quali dinamiche prendano vita le relazioni tra mafie e ambienti delle organizzazioni eversive, terroristiche e “massoniche deviate”, descrivendo anche l’oggetto delle possibili transazioni e interazioni;
- verificare in che termini questo “sistema criminale” abbia condizionato le trasformazioni politiche, le intese internazionali e le scelte di politica economica e finanziaria del nostro Paese;
- individuare le chiavi di lettura e codificare possibili strategie e strumenti per intervenire sulla prevenzione dei processi di degenerazione delle situazioni di crisi istituzionale.
Nel raggiungimento degli obiettivi del progetto, rivestono un ruolo importante sia l’approfondimento degli aspetti conoscitivi e l’analisi degli scenari e delle ricostruzioni storiografiche e processuali degli avvenimenti, sia le componenti più sperimentali dell’indagine. Esplorare un ambito così articolato e complesso, caratterizzato dal leitmotiv del segreto e da frequenti operazioni di depistaggio e inquinamento delle prove oltre che da una notevole varietà di fattori e contesti interagenti, richiede il ricorso al cd politeismo metodologico, dotandosi di strumenti plurimi e combinando tecniche e approcci differenti (di natura quali/quantitativa) pur all’interno di un unitario quadro di ricerca.
Il nostro lavoro, infatti, se da una parte non può prescindere dalla ricostruzione del quadro di analisi basato sulla dimensione macroanalitica e sulla raccolta e lo studio dei dati storici e fattuali non può ignorare, al contem
StatoAttivo
Data di inizio/fine effettiva1/1/06 → …

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