Antropologia pedagogica della persona come essere-familiare. Nuove famiglie, ferite educative dei figli, inclusione sociale

Progetto: Research project

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Una delle più promettenti e feconde linee di ricerca dell’Unità di Ricerca di Pedagogia generale e sociale sezione strutturata del Dipartimento di psicologia dell'Università di Palermo, diretta dal Coordinatore scientifico del progetto che qui si propone, è costituita dalla progressiva elaborazione di un’antropologia pedagogica della persona come “essere-familiare”. E’ una prospettiva che considera la famiglia come realtà “conveniente” con l’esistenza personale, definita da un’ampia, plurale rete di rapporti che strutturano e nutrono in modo costitutivo il suo essere.
L’idea di “essere-familiare” come fondamentale categoria pedagogica permette di intendere e sviluppare come la coniugalità, la genitorialità, la filialità e la fratellanza possano costituire per l’essere umano dimensioni di un autentico poter essere e possibilità di abitare eticamente il mondo.
Più in generale, il lavoro educativo è pensato come aiuto portato alla persona perché scelga di dimorare nella dimensione dell’esistenza autentica, attraverso il dialogo empatico e il riconoscimento reciproco.
In questo orizzonte di lavoro, la ricerca del Coordinatore scientifico ha nel tempo sostenuto e accompagnato quella dei miei collaboratori su temi quali la cura, il dialogo, l’educazione morale, l’incontro interculturale, l’inclusione sociale.
Nei lavori degli ultimi anni, ho inteso porre in luce come la famiglia possa diventare una “microcomunità empatica”, cioè un luogo di progettualità esistenziale in cui ogni membro ha l’opportunità di pervenire al suo autentico poter essere, alla sua più piena “fioritura umana”. Ho avuto modo di evidenziare come la mancanza di questa comunità familiare segni durevolmente la persona. Molti disagi e infelicità del nostro tempo, infatti, possono essere in questa prospettiva compresi come fragilità della famiglia: sono da rapportare a un deficit nell’area dell’accudimento e del dialogo empatico, della formazione di un “retto sentire” e soprattutto di un’educazione al dialogo, quei disturbi del soggetto riconducibili al livello in cui viene formata e nutrita la sua identità. Si tratta di vere e proprie “ferite educative”.
La ricerca che qui si propone, intende approfondire, sia su un piano teorico sia su un piano metodologico, il tema delle ferite educative delle famiglie contemporanee.
In riferimento alla riflessione psicologica, sociologica e pedagogica secondo cui l'assenza di cure educative adeguate in famiglia produce un danno reale all'esistenza personale, il progetto intende porre in luce come, in questo caso, il soggetto venga ferito innanzitutto nella sua sfera affettiva ed emozionale, quindi nelle sue capacità di relazione: sono capacità decisive per un autentico funzionamento e sviluppo umano, inteso come sviluppo personale, morale e, quindi, sociale; di conseguenza, la persona viene danneggiata e indebolita nella sua intelligenza e nella sua capacità di conoscere e di comprendere, di progettare e scegliere. Pertanto, il progetto di ricerca intende focalizzarsi sul tema delle “ferite del cuore” e sulle possibilità, dinanzi a queste ferite, di educare le emozioni.
L’attenzione sarà posta sull’importanza e sulle modalità di un’educazione al dialogo intrafamiliare, che riconosca l’altro (il coniuge, il figlio, il fratello) sempre come un altro distinto da sé, eppure a sé costitutivamente legato. Si intende lavorare altresì sulle capacità della famiglia di facilitare, mediare, nutrire il dialogo di ciascuno dei membri, e in particolare dei bambini, dei ragazzi e dei giovani, con l’altro “lontano” e, per così dire, “poco familiare”.
La prima linea di studio e di ricerca permetterà di approfondire soprattutto i temi della famiglia come esistenziale, della formazione morale e dell’educazione empatica.
La seconda linea
StatoAttivo
Data di inizio/fine effettiva1/1/12 → …

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