Un ulisside mediterraneo e il suo incontro con l’Isola/Vulcano

Research output: Contribution to conferencePaper

Abstract

Fra le innumerevoli isole metaforiche delle quali si è nutrita la Letteratura, la più emblematica resta, in fin dei conti, l’Uomo. Quell’uomo, eterno ulisside, che vaga alla costante ricerca di se stesso. Nel Novecento, però, anche l’immortale Ulisse non può più soddisfare, nella sua tradizionale ed abusata versione dantesca, il lettore contemporaneo. Non più, dopo la guerra nel fango delle trincee, dopo l’orrore fratricida spagnolo, dopo Auschwitz, dopo Hiroshima, dopo i massacri in terra di Algeria, dopo il territorio del Vietnam carbonizzato dal napalm, dopo le interminabili ed orrende carneficine perpetrate nei paesi balcanici. Anche quel vero e proprio ‘ulisside mediterraneo’ ch’è stato Emmanuel Roblès è stato attratto, a suo modo, dalla fascinosa ed intramontabile creatura dell’aèdo greco, finendo per farsi, dopo molti altri, scrittore e dell’Isola e del Vulcano. Ne La Croisière, drammatica e inquietante storia di mare apparsa nel 1968, la figura dell’Isola e quella del Vulcano costituiscono, più di quanto non accada già in altri romanzi dell’Autore, l’ossatura stessa della narrazione. Lo stesso svolgimento della vicenda narrata - un viaggio per mare che assume ben presto tutte le caratteristiche d’un tentativo di evasione del personaggio dalla opprimente prison du Moi - consente, d’altronde, di apparentare il protagonista ad una lunga schiera di eroi circolanti nella tradizione narrativa europea. La fabula è imperniata su due Isole e su un Vulcano, o, per meglio dire, su due isole e su un’isola ch’è anche un vulcano. La difficile crociera del protagonista, imbarcato su uno yacht, si conclude con la morte. Ma è pur vero che quel suo dolente vagabondaggio ha giustificato una vita intera, e non è casuale, forse, che anche agli occhi della sua coscienza faccia la propria apparizione, prima dell’immagine della Morte, quella del Vulcano: quel vulcano che per Bachelard nient’altro rappresenta se non l’istinto di vita e l’istinto di morte inestricabilmente avviluppati. Egli muore riappropriandosi, finalmente, di se stesso: egli è, ora, mondato dalle proprie angosce, dalla propria incompiuta e rifratta identità. A conclusione d’un cammino ch’è stato insieme, per lui, avventura umana, crescita intellettuale e maturazione interiore, egli può finalmente, grazie al salvifico incontro col fuoco rigeneratore, incamminarsi sul sentiero che, solo, può davvero salvarlo: quello dell’incessante passaggio dal Même all’Autre e dall’Autre al Même.
Original languageItalian
Publication statusPublished - 2009

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Un ulisside mediterraneo e il suo incontro con l’Isola/Vulcano. / Santangelo, Giovanni Saverio.

2009.

Research output: Contribution to conferencePaper

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TY - CONF

T1 - Un ulisside mediterraneo e il suo incontro con l’Isola/Vulcano

AU - Santangelo, Giovanni Saverio

PY - 2009

Y1 - 2009

N2 - Fra le innumerevoli isole metaforiche delle quali si è nutrita la Letteratura, la più emblematica resta, in fin dei conti, l’Uomo. Quell’uomo, eterno ulisside, che vaga alla costante ricerca di se stesso. Nel Novecento, però, anche l’immortale Ulisse non può più soddisfare, nella sua tradizionale ed abusata versione dantesca, il lettore contemporaneo. Non più, dopo la guerra nel fango delle trincee, dopo l’orrore fratricida spagnolo, dopo Auschwitz, dopo Hiroshima, dopo i massacri in terra di Algeria, dopo il territorio del Vietnam carbonizzato dal napalm, dopo le interminabili ed orrende carneficine perpetrate nei paesi balcanici. Anche quel vero e proprio ‘ulisside mediterraneo’ ch’è stato Emmanuel Roblès è stato attratto, a suo modo, dalla fascinosa ed intramontabile creatura dell’aèdo greco, finendo per farsi, dopo molti altri, scrittore e dell’Isola e del Vulcano. Ne La Croisière, drammatica e inquietante storia di mare apparsa nel 1968, la figura dell’Isola e quella del Vulcano costituiscono, più di quanto non accada già in altri romanzi dell’Autore, l’ossatura stessa della narrazione. Lo stesso svolgimento della vicenda narrata - un viaggio per mare che assume ben presto tutte le caratteristiche d’un tentativo di evasione del personaggio dalla opprimente prison du Moi - consente, d’altronde, di apparentare il protagonista ad una lunga schiera di eroi circolanti nella tradizione narrativa europea. La fabula è imperniata su due Isole e su un Vulcano, o, per meglio dire, su due isole e su un’isola ch’è anche un vulcano. La difficile crociera del protagonista, imbarcato su uno yacht, si conclude con la morte. Ma è pur vero che quel suo dolente vagabondaggio ha giustificato una vita intera, e non è casuale, forse, che anche agli occhi della sua coscienza faccia la propria apparizione, prima dell’immagine della Morte, quella del Vulcano: quel vulcano che per Bachelard nient’altro rappresenta se non l’istinto di vita e l’istinto di morte inestricabilmente avviluppati. Egli muore riappropriandosi, finalmente, di se stesso: egli è, ora, mondato dalle proprie angosce, dalla propria incompiuta e rifratta identità. A conclusione d’un cammino ch’è stato insieme, per lui, avventura umana, crescita intellettuale e maturazione interiore, egli può finalmente, grazie al salvifico incontro col fuoco rigeneratore, incamminarsi sul sentiero che, solo, può davvero salvarlo: quello dell’incessante passaggio dal Même all’Autre e dall’Autre al Même.

AB - Fra le innumerevoli isole metaforiche delle quali si è nutrita la Letteratura, la più emblematica resta, in fin dei conti, l’Uomo. Quell’uomo, eterno ulisside, che vaga alla costante ricerca di se stesso. Nel Novecento, però, anche l’immortale Ulisse non può più soddisfare, nella sua tradizionale ed abusata versione dantesca, il lettore contemporaneo. Non più, dopo la guerra nel fango delle trincee, dopo l’orrore fratricida spagnolo, dopo Auschwitz, dopo Hiroshima, dopo i massacri in terra di Algeria, dopo il territorio del Vietnam carbonizzato dal napalm, dopo le interminabili ed orrende carneficine perpetrate nei paesi balcanici. Anche quel vero e proprio ‘ulisside mediterraneo’ ch’è stato Emmanuel Roblès è stato attratto, a suo modo, dalla fascinosa ed intramontabile creatura dell’aèdo greco, finendo per farsi, dopo molti altri, scrittore e dell’Isola e del Vulcano. Ne La Croisière, drammatica e inquietante storia di mare apparsa nel 1968, la figura dell’Isola e quella del Vulcano costituiscono, più di quanto non accada già in altri romanzi dell’Autore, l’ossatura stessa della narrazione. Lo stesso svolgimento della vicenda narrata - un viaggio per mare che assume ben presto tutte le caratteristiche d’un tentativo di evasione del personaggio dalla opprimente prison du Moi - consente, d’altronde, di apparentare il protagonista ad una lunga schiera di eroi circolanti nella tradizione narrativa europea. La fabula è imperniata su due Isole e su un Vulcano, o, per meglio dire, su due isole e su un’isola ch’è anche un vulcano. La difficile crociera del protagonista, imbarcato su uno yacht, si conclude con la morte. Ma è pur vero che quel suo dolente vagabondaggio ha giustificato una vita intera, e non è casuale, forse, che anche agli occhi della sua coscienza faccia la propria apparizione, prima dell’immagine della Morte, quella del Vulcano: quel vulcano che per Bachelard nient’altro rappresenta se non l’istinto di vita e l’istinto di morte inestricabilmente avviluppati. Egli muore riappropriandosi, finalmente, di se stesso: egli è, ora, mondato dalle proprie angosce, dalla propria incompiuta e rifratta identità. A conclusione d’un cammino ch’è stato insieme, per lui, avventura umana, crescita intellettuale e maturazione interiore, egli può finalmente, grazie al salvifico incontro col fuoco rigeneratore, incamminarsi sul sentiero che, solo, può davvero salvarlo: quello dell’incessante passaggio dal Même all’Autre e dall’Autre al Même.

KW - Isola, Vulcano, Ulisse

UR - http://hdl.handle.net/10447/53037

M3 - Paper

ER -