Embodiment e percezione dello spazio alle origini della cultura indoeuropea

Research output: Other contribution

Abstract

La costruzione dell’identità scaturisce dall’esperienza corporea e dalla sua concreta rappresentazione nello spazio. Lo studio degli universali del linguaggio in relazione ai sistemi di coordinate spaziali utilizzati nelle lingue del mondo ha recentemente attirato l'attenzione della ricerca nell’ambito non solo linguistico, ma anche delle neuroscienze (Diessel 2013: 687; Kemmerer 2010). In particolare, la letteratura esistente sulla tipologia delle espressioni spaziali è tradizionalmente basata sull’assunto che il sistema di riferimento deittico o egocentrico in uso nelle lingue europee moderne costituisca un universale linguistico e culturale. Anche la tradizione filosofica, da Kant (1768) in poi, e gli studi di psicologia cognitiva (Piaget 1928) si basano sulla preminenza delle coordinate corporee (deittiche) nei processi di acquisizione della rappresentazione dello spazio. In questo sistema ternario di riferimento (relative Frame of Reference) la relazione tra FIGURE (l’oggetto che si muove nello spazio) e GROUND (l’oggetto di riferimento rispetto al quale si muove il FIGURE) è specificata attraverso il punto di vista dell’osservatore deittico (Mühlhäusler 2001). Tuttavia, gli studi di tipologia linguistica hanno recentemente messo in luce l’esistenza di numerose lingue native non indoeuropee, dall’Australia al sud America, che non utilizzano un sistema deittico, ma interpretano le relazioni spaziali facendo riferimento ai sistemi di coordinate binari e non egocentrici, ovvero il sistema ‘assoluto’ (field-based FoR) e il sistema ‘intrinseco’ (intrinsic FoR) (cfr. tra gli altri Levinson 2003; O’Meara & Pérez Báez 2011). Inoltre, contrariamente all’ipotesi tradizionale secondo cui le rappresentazioni dello spazio nel bambino sono, in uno stadio iniziale, di tipo egocentrico o deittico, i risultati più recenti nello studio sull’acquisizione del linguaggio dimostrano che i bambini iniziano a orientarsi nello spazio utilizzando il sistema assoluto prima ancora di quello deittico (Shusterman & Li 2016). Ora, se si affronta la questione da una prospettiva storica, i dati mostrano che la cognizione spaziale nella lingua indoeuropea era in origine diversa da quella che oggi si trova nelle lingue europee moderne. Lo scopo di questo lavoro è quello di ricostruire il sistema di coordinate spaziali della protolingua, attraverso l’analisi comparativa dei significati e dei contesti d’uso dei termini spaziali DAVANTI, DIETRO, SINISTRA, DESTRA in sanscrito vedico e in greco arcaico. Più specificamente, i dati tratti dal Rigveda e dai poemi omerici provano che un sistema di coordinate deittico o egocentrico non poteva ancora esistere nella fase iniziale dell’indoeuropeo, che infatti rivela le tracce di una lingua ‘assoluta’. La stretta associazione tra i termini spaziali elencati e i punti cardinali est e ovest mostra una proiezione dell’asse corporeo avanti-dietro sulla base delle posizioni del sole in un quadro di riferimento geocentrico. Tali risultati appaiono in linea con gli studi più recenti sull’esistenza di sequenze temporali deitticamente neutre nella costruzione delle prime metafore spazio-temporali attribuibili all’indoeuropeo (Bartolotta 2018). Sebbene il processo di incorporazione (embodiment) giochi senza dubbio un ruolo fondamentale nella concettualizzazione umana, le coordinate corporee sembrano assumere un ruolo minore o secondario nella costruzione dei modelli cognitivi spaziali nella fase arcaica delle lingue indoeuropee antiche. I risultati di questo studio confermerebbero non solo la tesi di Levinson (2003: 14), secondo cui l’i
Original languageItalian
Publication statusPublished - 2018

Cite this

@misc{9162168d018248e39fbc173f07f0ba34,
title = "Embodiment e percezione dello spazio alle origini della cultura indoeuropea",
abstract = "La costruzione dell’identit{\`a} scaturisce dall’esperienza corporea e dalla sua concreta rappresentazione nello spazio. Lo studio degli universali del linguaggio in relazione ai sistemi di coordinate spaziali utilizzati nelle lingue del mondo ha recentemente attirato l'attenzione della ricerca nell’ambito non solo linguistico, ma anche delle neuroscienze (Diessel 2013: 687; Kemmerer 2010). In particolare, la letteratura esistente sulla tipologia delle espressioni spaziali {\`e} tradizionalmente basata sull’assunto che il sistema di riferimento deittico o egocentrico in uso nelle lingue europee moderne costituisca un universale linguistico e culturale. Anche la tradizione filosofica, da Kant (1768) in poi, e gli studi di psicologia cognitiva (Piaget 1928) si basano sulla preminenza delle coordinate corporee (deittiche) nei processi di acquisizione della rappresentazione dello spazio. In questo sistema ternario di riferimento (relative Frame of Reference) la relazione tra FIGURE (l’oggetto che si muove nello spazio) e GROUND (l’oggetto di riferimento rispetto al quale si muove il FIGURE) {\`e} specificata attraverso il punto di vista dell’osservatore deittico (M{\"u}hlh{\"a}usler 2001). Tuttavia, gli studi di tipologia linguistica hanno recentemente messo in luce l’esistenza di numerose lingue native non indoeuropee, dall’Australia al sud America, che non utilizzano un sistema deittico, ma interpretano le relazioni spaziali facendo riferimento ai sistemi di coordinate binari e non egocentrici, ovvero il sistema ‘assoluto’ (field-based FoR) e il sistema ‘intrinseco’ (intrinsic FoR) (cfr. tra gli altri Levinson 2003; O’Meara & P{\'e}rez B{\'a}ez 2011). Inoltre, contrariamente all’ipotesi tradizionale secondo cui le rappresentazioni dello spazio nel bambino sono, in uno stadio iniziale, di tipo egocentrico o deittico, i risultati pi{\`u} recenti nello studio sull’acquisizione del linguaggio dimostrano che i bambini iniziano a orientarsi nello spazio utilizzando il sistema assoluto prima ancora di quello deittico (Shusterman & Li 2016). Ora, se si affronta la questione da una prospettiva storica, i dati mostrano che la cognizione spaziale nella lingua indoeuropea era in origine diversa da quella che oggi si trova nelle lingue europee moderne. Lo scopo di questo lavoro {\`e} quello di ricostruire il sistema di coordinate spaziali della protolingua, attraverso l’analisi comparativa dei significati e dei contesti d’uso dei termini spaziali DAVANTI, DIETRO, SINISTRA, DESTRA in sanscrito vedico e in greco arcaico. Pi{\`u} specificamente, i dati tratti dal Rigveda e dai poemi omerici provano che un sistema di coordinate deittico o egocentrico non poteva ancora esistere nella fase iniziale dell’indoeuropeo, che infatti rivela le tracce di una lingua ‘assoluta’. La stretta associazione tra i termini spaziali elencati e i punti cardinali est e ovest mostra una proiezione dell’asse corporeo avanti-dietro sulla base delle posizioni del sole in un quadro di riferimento geocentrico. Tali risultati appaiono in linea con gli studi pi{\`u} recenti sull’esistenza di sequenze temporali deitticamente neutre nella costruzione delle prime metafore spazio-temporali attribuibili all’indoeuropeo (Bartolotta 2018). Sebbene il processo di incorporazione (embodiment) giochi senza dubbio un ruolo fondamentale nella concettualizzazione umana, le coordinate corporee sembrano assumere un ruolo minore o secondario nella costruzione dei modelli cognitivi spaziali nella fase arcaica delle lingue indoeuropee antiche. I risultati di questo studio confermerebbero non solo la tesi di Levinson (2003: 14), secondo cui l’i",
author = "Annamaria Bartolotta",
year = "2018",
language = "Italian",
type = "Other",

}

TY - GEN

T1 - Embodiment e percezione dello spazio alle origini della cultura indoeuropea

AU - Bartolotta, Annamaria

PY - 2018

Y1 - 2018

N2 - La costruzione dell’identità scaturisce dall’esperienza corporea e dalla sua concreta rappresentazione nello spazio. Lo studio degli universali del linguaggio in relazione ai sistemi di coordinate spaziali utilizzati nelle lingue del mondo ha recentemente attirato l'attenzione della ricerca nell’ambito non solo linguistico, ma anche delle neuroscienze (Diessel 2013: 687; Kemmerer 2010). In particolare, la letteratura esistente sulla tipologia delle espressioni spaziali è tradizionalmente basata sull’assunto che il sistema di riferimento deittico o egocentrico in uso nelle lingue europee moderne costituisca un universale linguistico e culturale. Anche la tradizione filosofica, da Kant (1768) in poi, e gli studi di psicologia cognitiva (Piaget 1928) si basano sulla preminenza delle coordinate corporee (deittiche) nei processi di acquisizione della rappresentazione dello spazio. In questo sistema ternario di riferimento (relative Frame of Reference) la relazione tra FIGURE (l’oggetto che si muove nello spazio) e GROUND (l’oggetto di riferimento rispetto al quale si muove il FIGURE) è specificata attraverso il punto di vista dell’osservatore deittico (Mühlhäusler 2001). Tuttavia, gli studi di tipologia linguistica hanno recentemente messo in luce l’esistenza di numerose lingue native non indoeuropee, dall’Australia al sud America, che non utilizzano un sistema deittico, ma interpretano le relazioni spaziali facendo riferimento ai sistemi di coordinate binari e non egocentrici, ovvero il sistema ‘assoluto’ (field-based FoR) e il sistema ‘intrinseco’ (intrinsic FoR) (cfr. tra gli altri Levinson 2003; O’Meara & Pérez Báez 2011). Inoltre, contrariamente all’ipotesi tradizionale secondo cui le rappresentazioni dello spazio nel bambino sono, in uno stadio iniziale, di tipo egocentrico o deittico, i risultati più recenti nello studio sull’acquisizione del linguaggio dimostrano che i bambini iniziano a orientarsi nello spazio utilizzando il sistema assoluto prima ancora di quello deittico (Shusterman & Li 2016). Ora, se si affronta la questione da una prospettiva storica, i dati mostrano che la cognizione spaziale nella lingua indoeuropea era in origine diversa da quella che oggi si trova nelle lingue europee moderne. Lo scopo di questo lavoro è quello di ricostruire il sistema di coordinate spaziali della protolingua, attraverso l’analisi comparativa dei significati e dei contesti d’uso dei termini spaziali DAVANTI, DIETRO, SINISTRA, DESTRA in sanscrito vedico e in greco arcaico. Più specificamente, i dati tratti dal Rigveda e dai poemi omerici provano che un sistema di coordinate deittico o egocentrico non poteva ancora esistere nella fase iniziale dell’indoeuropeo, che infatti rivela le tracce di una lingua ‘assoluta’. La stretta associazione tra i termini spaziali elencati e i punti cardinali est e ovest mostra una proiezione dell’asse corporeo avanti-dietro sulla base delle posizioni del sole in un quadro di riferimento geocentrico. Tali risultati appaiono in linea con gli studi più recenti sull’esistenza di sequenze temporali deitticamente neutre nella costruzione delle prime metafore spazio-temporali attribuibili all’indoeuropeo (Bartolotta 2018). Sebbene il processo di incorporazione (embodiment) giochi senza dubbio un ruolo fondamentale nella concettualizzazione umana, le coordinate corporee sembrano assumere un ruolo minore o secondario nella costruzione dei modelli cognitivi spaziali nella fase arcaica delle lingue indoeuropee antiche. I risultati di questo studio confermerebbero non solo la tesi di Levinson (2003: 14), secondo cui l’i

AB - La costruzione dell’identità scaturisce dall’esperienza corporea e dalla sua concreta rappresentazione nello spazio. Lo studio degli universali del linguaggio in relazione ai sistemi di coordinate spaziali utilizzati nelle lingue del mondo ha recentemente attirato l'attenzione della ricerca nell’ambito non solo linguistico, ma anche delle neuroscienze (Diessel 2013: 687; Kemmerer 2010). In particolare, la letteratura esistente sulla tipologia delle espressioni spaziali è tradizionalmente basata sull’assunto che il sistema di riferimento deittico o egocentrico in uso nelle lingue europee moderne costituisca un universale linguistico e culturale. Anche la tradizione filosofica, da Kant (1768) in poi, e gli studi di psicologia cognitiva (Piaget 1928) si basano sulla preminenza delle coordinate corporee (deittiche) nei processi di acquisizione della rappresentazione dello spazio. In questo sistema ternario di riferimento (relative Frame of Reference) la relazione tra FIGURE (l’oggetto che si muove nello spazio) e GROUND (l’oggetto di riferimento rispetto al quale si muove il FIGURE) è specificata attraverso il punto di vista dell’osservatore deittico (Mühlhäusler 2001). Tuttavia, gli studi di tipologia linguistica hanno recentemente messo in luce l’esistenza di numerose lingue native non indoeuropee, dall’Australia al sud America, che non utilizzano un sistema deittico, ma interpretano le relazioni spaziali facendo riferimento ai sistemi di coordinate binari e non egocentrici, ovvero il sistema ‘assoluto’ (field-based FoR) e il sistema ‘intrinseco’ (intrinsic FoR) (cfr. tra gli altri Levinson 2003; O’Meara & Pérez Báez 2011). Inoltre, contrariamente all’ipotesi tradizionale secondo cui le rappresentazioni dello spazio nel bambino sono, in uno stadio iniziale, di tipo egocentrico o deittico, i risultati più recenti nello studio sull’acquisizione del linguaggio dimostrano che i bambini iniziano a orientarsi nello spazio utilizzando il sistema assoluto prima ancora di quello deittico (Shusterman & Li 2016). Ora, se si affronta la questione da una prospettiva storica, i dati mostrano che la cognizione spaziale nella lingua indoeuropea era in origine diversa da quella che oggi si trova nelle lingue europee moderne. Lo scopo di questo lavoro è quello di ricostruire il sistema di coordinate spaziali della protolingua, attraverso l’analisi comparativa dei significati e dei contesti d’uso dei termini spaziali DAVANTI, DIETRO, SINISTRA, DESTRA in sanscrito vedico e in greco arcaico. Più specificamente, i dati tratti dal Rigveda e dai poemi omerici provano che un sistema di coordinate deittico o egocentrico non poteva ancora esistere nella fase iniziale dell’indoeuropeo, che infatti rivela le tracce di una lingua ‘assoluta’. La stretta associazione tra i termini spaziali elencati e i punti cardinali est e ovest mostra una proiezione dell’asse corporeo avanti-dietro sulla base delle posizioni del sole in un quadro di riferimento geocentrico. Tali risultati appaiono in linea con gli studi più recenti sull’esistenza di sequenze temporali deitticamente neutre nella costruzione delle prime metafore spazio-temporali attribuibili all’indoeuropeo (Bartolotta 2018). Sebbene il processo di incorporazione (embodiment) giochi senza dubbio un ruolo fondamentale nella concettualizzazione umana, le coordinate corporee sembrano assumere un ruolo minore o secondario nella costruzione dei modelli cognitivi spaziali nella fase arcaica delle lingue indoeuropee antiche. I risultati di questo studio confermerebbero non solo la tesi di Levinson (2003: 14), secondo cui l’i

UR - http://hdl.handle.net/10447/329780

UR - http://www.unipa.it/dipartimenti/scienzeumanistiche/.content/documenti/Convegno-_Persona-comunit-strategie-identitarie.pdf

M3 - Other contribution

ER -