Valutazione dell'effetto anti-tumorale ed immunomodulante di sostanze estratte da Pleurotus eryngii var ferulae e P. nebrodensis

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Oggi l’identificazione di nuovi farmaci attivi contro i tumori rappresenta una delle sfide più impegnative della medicina molecolare. Attualmente le principali modalità di trattamento per la maggior parte dei tumori si basano su un approccio multimodale in cui la chirurgia è combinata con radio e chemioterapia. Tuttavia, la severità degli effetti collaterali di questi trattamenti farmacologici il più delle volte supera il loro beneficio curativo. Anche i più recenti approcci terapeutici, basati sulle cosiddette "terapie a bersaglio molecolare” (targeted therapies) provocano spesso effetti collaterali che compromettono severamente la qualità di vita del paziente. Per questo motivo si avverte la forte necessità di sviluppare nuove classi di farmaci anti-cancro capaci di controllare in modo più selettivo la crescita e la diffusione delle cellule tumorali, riducendo al minimo gli effetti collaterali sull'organismo. Negli ultimi anni numerosi dati presenti in letteratura hanno fatto emergere un ruolo anti-tumorale per diverse sostanze di origine fungina, dimostrando la loro capacità di agire direttamente sulle cellule tumorali e/o di indurre una modulazione positiva delle attività del sistema immunitario.
Tra i funghi medicinali più studiati ci sono quelli appartenenti al genere Pleurotus, uno dei funghi commestibili più largamente coltivati. Tra questi la nostra attenzione si è focalizzata su due specie che crescono in stretta associazione sulle radici e sugli steli delle piante Apiacea: Pleurotus eryngii var. ferulae (Lanzi) e Pleurotus nebrodensis (Inzegna). Si tratta di due funghi particolarmente diffusi nel territorio siciliano che hanno anche un certo valore come funghi commestibili e per i quali sono disponibili pochi dati relativi alle loro proprietà terapeutiche. Dati preliminari ottenuti nel nostro laboratorio hanno evidenziato che sia l’estratto in acqua fredda di P. eryngii var. ferulae (EHF-PeF) e che quello di P.nebrodensis (EHF-Pn), se pur con un’efficacia leggermente diversa, sono in grado di indurre un decremento significativo del ritmo proliferativo delle cellule di carcinoma colorettale della linea HCT116. Sembra, inoltre, che tale effetto sia in buona parte dovuto alla componente proteica dei due estratti. Sulla base dei risultati finora ottenuti, l’obiettivo del presente progetto di ricerca è quello di stabilire se EHF-PeF e EHF-Pn hanno un’effettiva azione antitumorale, da un lato valutando la loro attività diretta sulle cellule tumorali, dall’altro valutando la loro capacità immunomodulante. Infine ci proponiamo di caratterizzare il contenuto proteico dell’EHF-P mediante tecniche di proteomica classica basata su gel.
StatusActive
Effective start/end date1/1/12 → …

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