Utilizzo del marcatore fenotipico CD200 per l'implementazione della diagnosi differenziale tra leucemia linfatica cronica e linfoma a cellule mantellari e per la caratterizzazione immunofenotipica del linfoma splenico della zona marginale

Project: Research project

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Lo studio, realizzato in ambito interdisciplinare, SSD Med15 e Med08, di durata triennale, raccoglierà dati relativi all’impiego diagnostico dell’Anticorpo monoclonale anti-CD200 nelle sindromi linfoproliferative a cellule B, CD5+, in particolare Leucemia Linfatica Cronica(LLC) e Linfoma a cellule mantellari (LCM). L’importanza di stabilire con certezza la diagnosi risiede nella complessità di entrambe le patologie, che necessitano di una stratificazione prognostica e di un approccio terapeutico peculiari, a causa di una diversa storia naturale. L’ applicazione dell’anti-CD200 in citofluorimetria e in immunoistochimica consentirà di facilitare la diagnosi differenziale che non sempre è agevole sul piano morfologico e immunoistochimico – come nel caso dei Linfomi ciclina-negativi o quando l’espressione neoplastica sia esclusivamente leucemica. Dati preliminari indicano una significativa positività del marcatore associata alla LLC, rispetto al LCM. Il confronto avverrà sul numero di casi positivi sia in citofluorimetria che in immunoistochimica nelle due patologie e inoltre sulla percentuale di positività nella popolazione monoclonale B. La conferma dell’importanza diagnostica di questo nuovo marcatore faciliterà l’iter diagnostico, con conseguenze pratiche di impatto immediato, soprattutto nei contesti assistenziali dove la disponibilità di tecniche di biologia molecolare risulta limitata.

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Nell’ambito dei processi linfoproliferativi la diagnosi differenziale viene affidata a criteri standardizzati , che, insieme ai criteri di valutazione della risposta terapeutica e della prognosi, consentono l’applicazione di terapie mirate e la conduzione di trials clinici. I Linfomi non Hodgkin vengono attualmente distinti grazie alla classificazione WHO che integra elementi clinici, immunofenotipici, molecolari, genetici e istopatologici. La Leucemia Linfatica cronica (LLC) rappresenta una entità nosografica di grande rilievo epidemiologico, poiché è la forma più comune di leucemia dell’adulto nel mondo occidentale. L’interesse per tale patologia è in via di crescente espansione, grazie all’accumularsi di dati ed evidenze che ne descrivono la complessa biologia e la possibilità di applicare nuove opzioni terapeutiche. Il primo step nella gestione della patologia è la diagnosi che, come già accennato, si affida ad un complesso di criteri. Lo spettro di linfomi con cui va confrontato è abbastanza ampio e il profilo immunofenotipico dei linfociti è a tutt’oggi lo strumento principale e più utile per orientare l’inquadramento diagnostico. L’immunofenotipo della LLC a cellule B - sIg weak, CD5, CD19, CD20, CD22, CD23, CD79b, CD10- oltre ad essere indistinguibile dal linfoma a piccoli linfociti, mostra aree di sovrapposizione con la leucemia a prolinfociti B, con il Linfoma follicolare, con il Linfoma splenico con linfociti villosi e con il linfoma a cellule mantellari. Restringendo il campo, le uniche due entità che condividono il CD5 sono la LLC e il linfoma a cellule mantellari. Il linfoma a cellule mantellari (LCM) è un sottotipo di linfoma, l’unico ad essere stato individualizzato negli ultimi 15 anni, che rappresenta dal 6 all’8% dei nuovi casi di linfoma. L’interesse per questa varietà è sostenuto dalla prognosi sfavorevole, poiché presenta la peggiore sopravvivenza a 5 anni tra tutti i linfomi. La diagnosi di LCM potrebbe essere considerata relativamente semplice grazie all’integrazione di immunofenotipo, morfologia linfonodale e immunoistochimica. La diagnosi differenziale tra LLC e LCM, entità entrambe CD5 positive, è comunque fondamentale ai fini prognostici e terapeutici, e dal punto di vista del fenotipo immunologico si affida solo al marcatore CD23, positivo nella LLC e, nella maggior parte dei casi, negativo nel LCM. Le attuali linee guida WHO stabiliscono per la diagnosi di LCM, l’immunofenotipo, l’esame morfologico del tessuto linfonodale , con la dimostrazione dell’overexppression della proteina ciclina D1 e/o conferma della traslocazione t(11;14)(q13;q23). Talvolta, però, la diagnosi rimane controversa per un insieme di ragioni e di eventualità che lasciano ai margini di una precisa identificazione una serie di casi. Pertanto potere implementare il panel di routine dei marcatori immunofenotipici con nuovi anticorpi monoclonali (AbMo), facendo quindi riferimento a metodologie diagnostiche diffuse e di facile applicabilità quali la citofluorimetria e l’ immunoistochimica, rappresenta una prospettiva di grande interesse per le sue ricadute pratiche. Scopo del presente progetto di ricerca è quello di integrare lo studio immunologico nei processi linfoproliferativi a cellule B, CD5 positivi, con l’espressione di CD200. Tale marcatore, utilizzato sia in citofluorimetria che in immunoistochimica, verrà valutato nella sua espressione sulle cellule B, rispettivamente nella LLC e nel LCM, sia come prevalenza di casi positivi nei due rispettivi gruppi, che di percentuale di positività dei linfociti nei casi risultati positivi. L’ipotesi è quella di rafforzare i profili fenotipici rispettivi delle due entità, migliorando la potenzialità diagnostica della citofluorimetria e dell’immunoistochimica e soprattutto riducendo i casi di LCM la cui diagnosi rimane attualmente controversa.
Il progetto di ricerca si avva
StatusActive
Effective start/end date1/1/07 → …

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