STRATEGIE DI CARATTERIZZAZIONE E VALORIZZAZIONE DI PRODUZIONI TIPICHE DA FRUTTO FRESCO E SECCO DEL GERMOPLASMA SICILIANO

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Lo studio del paesaggio agricolo nazionale e, più in dettaglio, di quello regionale ha evidenziato in modo inequivocabile la presenza contemporanea di sistemifrutticoli di tipo “industriale” e di sistemi di tipo “tradizionale” i quali, se per un certo periodo hanno dato sensazione di essere in conflitto tra loro, ultimamentehanno dimostrato di poter coesistere se valutati per le loro intrinseche peculiarità (Barbera, 2000; Blondel e Aronson, 1999). La corsa all'ottimizzazione delle reseeconomiche del frutteto degli anni '70 aveva condotto ad una sempre più spinta omogeneizzazione colturale con un'evidente marginalizzazione di specie menoredditizie ma estremamente tipiche del paesaggio agricolo mediterraneo elevando il rischio di un irreversibile processo di erosione genetica. Il rinnovato interesseper le produzioni tipiche derivate da specie ed entità biologiche storicamente presenti negli areali colturali ha determinato, più o meno recentemente, lo sforzo diadottare strategie in grado di ridurre la rarefazione delle specie frutticole tradizionali e di individuare azioni di salvaguardia mirata, ove possibile, ad una lororivalutazione (Barbera, 1999).Va da sé che il grado di drasticità di processi di erosione genetica a carico di accessioni di germoplasma locale differenziatosi attraverso secoli di pressioneambientale ed antropica tiene inevitabilmente conto del diverso grado di interesse, diffusione e rusticità delle diverse specie nonché della durata del loro ciclo vitale.Specie molto più longeve (ad es. olivo) hanno certamente meno risentito di questo processo così come altre (ad es. pistacchio) che si sono concentrate in areali in cuile specificità climatiche e pedologiche hanno, invece, contribuito ad una loro persistenza. Per altre specie, invece, - pesco, mandorlo, etc… - l'erosione genetica èstata rapida e, fortunatamente, non drastica per via di una serie di iniziative di salvaguardia e conservazione.Questi ultimi aspetti meritano certamente un più attento approfondimento. La coltura del pesco ha da sempre rappresentato un comparto produttivo nazionale digrande rilevanza. In Sicilia, ultimamente, le superfici interessate a pesco sono passate da circa 2.500 ad oltre 7.000 ha con investimenti notevoli soprattutto in arealiubicati ad altitudini medio-elevate in cui si ottengono produzioni a maturazione medio-tardiva. Al di là di questo sviluppo alquanto recente e certamente moltodiversificato, va comunque ribadito che la Sicilia vanta una antica tradizione peschicola che si basava prevalentemente sull'impiego di cultivar afferenti ad un vastogermoplasma locale. Questo pool genetico che, per la provenienza geografica, viene generalmente definito con il termine di “Montagnole”, risulta moltodiversificato sia dal punto di vista pomologico che agronomico ma certamente manifesta una assoluta tipicità rispetto alle produzioni maggiormente diffuse sul restodel territorio nazionale sul quale, peraltro, stanno cominciando ad assumere una certa riconoscibilità. Il germoplasma siciliano di pesco deriva da un pool geneticomolto differenziato; già agli inizi degli anni '80, nell'ambito di un progetto finanziato dal CNR, era stato avviato dal Dipartimento di Colture Arboree di Palermo(allora Istituto di Coltivazioni Arboree) un programma di individuazione, selezione e raccolta di accessioni che manifestavano una certa diffusione molte delle qualisono state successivamente descritte da un punto di vista bio-agronomico (Caruso et al., 1992). Una vasta attività di raccolta in unica collezione, in parte ancora incorso, fornisce oggi la possibilità

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L'attività dell'UR concentrerà l'attenzione sullo studio dei parametri per caratterizzare il comportamento bioagronomico ed ecofisiologico dei genotipi di pesco, dipistacchio e mandorlo. A tale scopo, l'UR dispone già di collezioni ex situ del patrimonio vegetale raccolto e campi sperimentali predisposti, nel corso degli anni, perapprofondire le conoscenze su tale materiale ai fini della determinazione di aspetti connessi con la qualità delle produzioni.In relazione alle ricerche da condurre sul pesco, l'UR effettuerà una serie di osservazioni, di seguito dettagliate, per approfondire gli aspetti relativi alcomportamento biologico ed agronomico di cultivar afferenti al germoplasma peschicolo siciliano a confronto con cultivar di origine alloctona, di pari epoca dimaturazione e caratterizzate da una certa diffusione sul territorio nazionale e nell'Isola.Si opererà in un campo di collezione varietale costituito, a titolo sperimentale, nel 1998 in agro di Collesano (PA) nel quale sono state moltiplicate tutte le principalivarietà di pesco afferenti al germoplasma locale insieme a cultivar alloctone di ampia diffusione.L'impianto è in irriguo, a conduzione tradizionale per gli aspetti connessi alla difesa, e sottoposto alle cure colturali tradizionalmente adottate nei frutteticommerciali. Verranno selezionate 8 varietà, 4 del germoplasma autoctono e 4 di origine alloctona, con maturazione compresa tra la seconda decade di luglio e laprima metà di ottobre. Allo scopo di operare il confronto tra le diverse tipologie pomologiche, per ciascuna epoca di maturazione si opererà su due cultivar a polpabianca, una del germoplasma autoctono ed una di origine alloctona. Le piante delle cultivar selezionate saranno sottoposte agli stessi trattamenti colturali ivicompreso il diradamento dei frutti che verrà effettuato con intensità medio-elevata prevedendo, quindi, il mantenimento di un frutto ogni 25 cm di ramo mistofruttificante.Saranno selezionate dieci piante per cultivar: su tre di esse verranno effettuati rilievi di tipo eco-fisiologico durante il ciclo biologico annuale per la misurazione deiseguenti parametri:- tasso di accrescimento di dieci frutti per pianta;- tasso di accrescimento di dieci germogli spia per pianta;- attività fotosintetica nella terza fase di accrescimento del frutto mediante misuratore di scambi gassi portatile Ciras 1 (PP-System);- attività respiratoria rilevata nella terza fase di sviluppo del frutto mediante misuratore di scambi gassi portatile Ciras 1 (PP-System) e opportunamente modificato.Al fine di valutare l'evoluzione dell'ultima fase di sviluppo del frutto, in prossimità della maturazione verranno effettuati, con cadenza di tre giorni, campionamenti didieci frutti su altre tre piante per cultivar in osservazione e su questi verranno effettuate analisi di grado rifrattometrico (°Brix), acidità titolabile e consistenzamediante penetrometro elettronico con puntale di 8 mm. Sul medesimo materiale verrà valutata l'evoluzione della colorazione (sovraccolore e colore di fondo)dell'epidermide del frutto mediante analizzatore di colore Minolta Chroma Meter CR 300.Altre quattro piante per cultivar verranno utilizzate per la predisposizione dei campioni che verranno avviati alle prove di conservazione del prodotto mediantestoccaggio in cella frigorifera con temperatura prossima a 2 °C e 90 % di UR.Nel dettaglio, i frutti verranno raccolti con due diversi gradi di maturazione definiti quali la maturazione commerciale (grado di maturazione individuato dal titolaredell'azienda ai fini della commercializzazione) e la maturazion

Key findings

Ambiente e cambiamento climatico
StatusActive
Effective start/end date1/1/04 → …