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Introduzione
L’obesità (definita da un BMI > 30) è una condizione molto complessa dove si incrociano e interagiscono fattori fisiologici, metabolici, genetici, sociali, psicologici e comportamentali.
Di larghissima diffusione nel mondo e in costante aumento dal 1970 in poi sia nella popolazione di adulti (circa 250 milioni di obesi nel mondo, con una prevalenza reale nell’ordine del 5-10%, il 20% degli uomini e il 28% circa delle donne nei paesi occidentalizzati) sia nella popolazione di bambini e adolescenti (secondo un recente studio prospettico a dieci anni, il 16.9% dei bambini e adolescenti è obeso negli Stati Uniti), l’obesità rappresenta uno dei problemi più gravi che la salute pubblica si trova ad affrontare.
L'obesità, infatti, oltre a ridurre drammaticamente e globalmente la qualità della vita, si associa all’incremento di un ampio spettro di patologie con conseguenti rischi per la salute e minore aspettativa di vita (malattie cardiovascolari, polmonari, metaboliche, neoplasie, osteoartrite, ipertensione, problemi di fertilità e gravidanze a rischio) (Treasure J. et col., 2006; Ogden CL. et al., 2012; Pasco JA. et. al, 2012; Ogunbode AM. et al., 2011; Haslam D. et al., 2006; Wagner IV et. al., 2012; Sarwer DB et al., 2012).
Numerosi studi, a partire dagli storici contributi di H. Bruch (1973), hanno considerato l’influenza di alcuni fattori psicologici (come le caratteristiche di personalità disponenti, sia gli adattamenti affettivo-emozionali conseguenti alla patologia) sull’obesità (A. N. Fabricatore e TA. Wadden, 2004; Fassino S., 2002; Geliebter A. et al., 2003; Goley A., 1997; Molinari E., Riva G, 2004). È stata così dimostrata da moltissimi autori la comorbidità tra obesità e alcuni particolari disturbi psichiatrici (in asse primo del DSM, Binge Eating, Night Eating, disturbi dell’umore, disturbi d’ansia; in asse secondo del DSM con i disturbi di personalità borderline, evitante e dipendente) (Amii M. et al., 2006; Alix D. et al., 2004; Decaluwé V. et al., 2004; Stunkard AJ. et al., 2003; Lykouras L. et al., 2011).
Relativamente pochi sono, invece, gli studi che esplorano il rapporto tra obesità e altri fattori psicologici profondi, ipotizzando che alcuni stili di funzionamento psichico (basati, ad esempio, su meccanismi difensivi immaturi e/o arcaici) esporrebbe la persona obesa ad una maggiore vulnerabilità agli stati emotivi e agli eventi di vita stressanti (Bowins B., 2006; Braet C. et al., 2000; Byrne S. 2002; Pozzoli S. et, 2007). Lo studio del funzionamento psichico profondo e delle modalità della persona con obesità di far fronte alle situazioni di vita costituisce, quindi, un valore aggiunto nel contrastare la diffusione dell’obesità, in termini sia preventivi che terapeutici.

Obiettivi e ipotesi
Considerata la rarità e la relativa esiguità di questo tipo di studi nella letteratura esistente, il presente programma di ricerca nasce dall’esigenza di approfondire le modalità di funzionamento dei soggetti obesi, a partire dal ruolo che le alterazioni presenti sia a livello sensoriale-percettivo che rappresentazionale possono avere sull’adattamento sociale dell’individuo e, quindi, sulla sua qualità della vita.
Per tale motivo, il progetto di ricerca si focalizza sullo studio di alcuni aspetti del funzionamento psichico dei soggetti affetti da Obesità, a partire dall’ipotesi che esista un rapporto tra il deficit della rappresentazione dell’immagine corporea, caratteristico di tali soggetti, e la presenza di vissuti depressivi e dissociativi, esperienze percettive insolite e difficoltà nella regolazione degli affetti che, nel loro complesso intrecciarsi contribuiscono al peggioramento della qualità della vita.
Una volta esplorati tali aspetti psichici, si intende proporre un percorso di intervento psicologico di tipo dinamico che abbia lo scopo di accompagnare il paziente lungo tutto il trattame
StatusActive
Effective start/end date1/1/12 → …

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