Funzione sociale della proprietà e utilità sociale della iniziativa economica privata nel diritto interno e nel diritto europeo

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Nell’edificazione del «diritto civile costituzionale»,di cui parte piú che rilevante è la disciplina proprietaria,imprenditoriale e contrattuale dei beni,le valutazioni di legittimità che,in tali discipline,la Consulta ha fatto discendere dai principi costituzionali non hanno certo espresso giudizi astorici e avalutativi,bensí «giudizi di valore» che hanno sopravanzato,anche nello specifico di tali discipline,l’idea,pur diffusa originariamente nella letteratura giuridica,della natura programmatica e meramente enunciativa della Carta fondamentale,perciò,specie all’inizio, ritenuta rilevante sotto il profilo ideologico-politico,ma non sotto quello normativo.Ciò ha contribuito alla (ri)appropriazione da parte della dottrina privatistica della possibilità di compiere un’interpretazione nomopoietica,se non euristica,delle norme costituzionali.Nell’esperienza giuridica che si è maturata nell’alveo della Costituzione del ’48,anche (ma non solo) sugli enunciati relativi ai c.d. «rapporti economici»,l’insegnamento secondo cui le norme costituzionali–che dettano princípi di rilevanza generale–sono di diritto sostanziale,non meramente interpretative,ha consentito di riqualificare la (tradizionale) teoria dell’interpretazione e di ripudiare,per un verso,l’acriticismo tecnicistico,alimentato da una cultura dommatica e codicistica e,per altro verso,il criticismo politico-giuridico,che,al contrario,ha alimentato il modo di leggere in chiave classista una Costituzione interclassista e pluralista;di neutralizzare del tutto ed in forma generalizzata la proprietà privata e l’iniziativa economica privata,nonostante le loro garanzie costituzionali.
In tale prospettiva,la verifica dell’attività legislativa e giurisprudenziale in tema di funzione sociale della proprietà e di utilità sociale dell’iniziativa economica potrebbe essere un’esercitazione assai conducente,al fine di una analisi che non si limiti alle celebrazioni retrospettive ed avverta piuttosto la prova di resistenza critica della carta fondamentale all’urto neomercatorio del diritto europeo,recuperando l’unità di indirizzo degli assetti ordinamentali piuttosto che separare i percorsi (normativi,dottrinali e giurisprudenziali) delle singole attuazioni costituzionali.Entro uno scenario storico-evolutivo,peraltro discontinuo per periodi e per materie oltre che cadenzato da analisi ideologiche e valutative,tale ricerca va affrontata come parte essenziale di una piú vasta,articolata e multiforme esperienza culturale che ha determinato il (e,al contempo,è rimasta determinata dal) processo fondativo (prima) e nomopoietico (dopo) dei valori primari dello Stato repubblicano. Tanto piú se si considera che,a differenza dei diritti di libertà,proprio i rapporti economici trovano nel dettato costituzionale le formulazioni piú ambigue,risultato di compromessi tra portatori di confliggenti ideologie.

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OBIETTIVI
La proposta ricostruttiva è quella di ridefinire,in oggi,il rapporto di legalità costituzionale tra diritto privato e forma di Stato,ovvero tra gli istituti fondamentali del diritto privato(sopratutto la proprietà,il contratto,l’impresa) e gli strumenti di intervento dello Stato:uno Stato che sia legittimato ad intervenire sul mercato non in funzione di orientamento vincolante della produzione,ma in funzione sostanzialmente redistributiva e principalmente con lo strumento finanziario diretto non a comprimere l’autonomia decisionale dell’impresa,ma ad offrire un diverso quadro delle convenienze economiche entro il quale l’impresa decide liberamente di effettuare o meno certi investimenti.
Ciò significherebbe ammettere che non è ravvisabile l’attuazione di un sistema di rapporti sociali non piú dominati dalla logica economica e che la ridefinizione del rapporto tra politica ed economia, o tra Stato e mercato, significa, nello specifico del regime di utilizzazione dei beni, tracciare una nuova linea di confine grazie alla quale l’espansione del princìpio proprietario può continuare senza limiti,garantita da uno Stato che si assume in prima persona il compito di agevolare lo sviluppo produttivo e di assicurare al tempo stesso il benessere sociale.
Il che equivale a dire,in definitiva,che nel modello di relazioni recepito dalla Costituzione repubblicana è rinvenibile quel «compromesso» che sta alla base del moderno Stato sociale e,dunque,che è con questo modello e con questa forma di Stato che va misurato il valore innovativo del princìpio della funzione sociale, la sua portata non costitutiva di un diverso ordine di rapporti e la sua incapacità di incidere sull’autonomia decisionale delle imprese,in quanto tale princìpio è utilizzabile soltanto al fine di definire le modalità di uso di alcune categorie di beni. E tuttavia, per quel che residua di tali conflitti sull’accesso,sul godimento e sulla disponibilità dei beni,va considerato che gli stessi,pur avendo determinato "legami e cesure" tra il codice civile e la Costituzione,sembrano destinati,nelle logiche (neo)mercatorie del diritto europeo,a nuove mediazioni,che non quelle interventistiche «vecchia maniera»,e,dunque,ad un ripensamento delle politiche del diritto che sia in grado di rimodellare,sul piano neo-costituzionale e neo-civilistico del medesimo diritto europeo,i legami e le cesure con i singoli ordinamenti interni.
Al raffronto con l’esperienza giuridica odierna, vien da considerare conclusivamente che lo «statuto costituzionale» della proprietà se riguardato in retrospettiva è speculare all’attuazione non del tutto compiuta della Carta costituzionale ed alla diversità dei contesti storici che hanno cadenzato la medesima attuazione;se riguardato,invece,prospetticamente,lo stesso statuto sembra (paradossalmente) correre il rischio di essere considerato al di là dello scenario del diritto privato europeo.
METODI
1. Ricognizione delle fonti normative nazionali e sovranazionali, dei progetti di legge, delle raccomandazioni e dei pareri espressi da organismi nazionali ed internazionali, delle pronunce giurisprudenziali e dei contributi dottrinari più significativi in materia di funzione sociale della proprietà ed utilità sociale dell'iniziativa economica privata.
2. Analisi ragionata dei materiali raccolti e approfondimento dei punti critici: il rapporto tra funzione sociale della proprietà ed utilità sociale dell'iniziativa economica privata; le connessioni con i principi costituzionali; le ricadute sul sistema del diritto privato interno ed europeo.
Risultati parziali attesi:
completezza e significatività del materiale giurisprudenziale, dottrinario e normativo selezionato.
Criteri suggeriti per la valutazione globale e delle singole fasi:
completezza e significatività dei materiali selezionati;
ricaduta del sistema di regole e principi nel nostro ordinamento;
novità del risultato finale.
StatusActive
Effective start/end date1/1/07 → …

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