EFFETTI DELL'INTEGRAZIONE CON FONTI PROTEICHE ALTERNATIVE ALLA SOIA SULLA QUALITA' DEI PRODOTTI CASEARI OVINI

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La proposta è quella di valutare gli effetti dell'integrazione alimentare con alcune leguminose da granella, coltivate localmente, sulla qualità del pecorino sicoliano ottenuto da pecore di razza comisana. L'intento è quello di individuare fonti di integrazione proteica ed energetica alternative alla soia, più costosa e a rischio per la presenza di OGM, da destinare alla dieta di pecore in produzione nei periodi autunnale e di tarda primavera-estate, quando le carenze delle risorse foraggere nei pascoli rappresentano un fattore limitante l'entità e la qualità della produzione casearia ovina siciliana, e viene pertanto giustificata l'integrazione.

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L’obiettivo del sottoprogetto è quello di fornire un valido contributo alla conoscenza delle caratteristiche chimico-nutrizionali di alcune leguminose da granella coltivate in Sicilia (fava, cece, pisello) quale fonti proteiche ed energetiche da destinare all'alimentazione delle pecore da latte in alternativa alla soia, e ottenere indicazioni su basi scientifiche circa la specie leguminosa da impiegare per ottenere, unitamente a buoni livelli produttivi, migliori caratteristiche dietetiche ed organolettiche, oltre che un elevato grado di sicurezza a livello nutrizionale, dei formaggi ovini ottenuti da pecore di razza autoctona allevate al pascolo.
In particolare, sono valutati gli effetti dell’integrazione alimentare con le leguminose da granella sulla qualità del Pecorino Siciliano ottenuto da pecore di razza Comisana nei periodi autunnale e di tarda primavera-estate, quando la carenze delle risorse foraggere nei pascoli rendono necessaria l’integrazione, tenendo conto anche dei riflessi sul comportamento alimentare degli animali al pascolo. In tarda primavera viene verificata, altresì, la possibilità che l’integrazione proteica con le leguminose da granella possa sostenere quanti-qualitativamente il prolungamento della produzione casearia nel periodo estivo, quando i prodotti caseari freschi come tuma e ricotta, la cui offerta è inferiore rispetto ad altri periodi dell’anno, sono maggiormente valorizzati dal mercato.
L'attività di ricerca è articolata in due prove sperimentali, una condotta in autunno e l'altra in tarda primavera, periodi in cui le limitate disponibilità foraggere al pascolo rendono necessaria l'integrazione con concentrati proteici. Nella prova autunnale si valutano le diverse fonti di integrazione proteica da un punto di vista nutrizionale e produttivo. Vengono utilizzate pecore all’inizio della fase di mungitura che usufruiscono del pascolamento, suddivise in 4 gruppi di 10 soggetti il cui regime alimentare si differenzia in base alla fonte proteica del concentrato, somministrato ad un livello pari a 500 g/capo/d. A tal fine, vengono formulate tre miscele isoproteiche a base di orzo in cui la fonte proteica è rappresentata da fava, cece o pisello proteico, confrontandole con un mangime di controllo del commercio di analogo tenore proteico i cui principali componenti sono costituiti da fonti convenzionali, mais e farina di estrazione di soia. Nella prova primaverile si valuta l’effetto della fonte proteica del concentrato in funzione dello stadio di lattazione delle pecore. Il confronto viene limitato a quello tra la miscela di orzo e granella di leguminosa che nella prima prova ha fatto realizzare i migliori risultati, e il mangime del commercio a base di mais e soia. Si utilizzano pecore al pascolo ad inizio mungitura e in lattazione avanzata, cui corrispondono differenti fabbisogni alimentari, e quindi un diverso livello di integrazione con concentrato, che è fatto rispettivamente pari a 500 e 200 g/capo/d. Lo schema sperimentale prevede, quindi la costituzione di quattro gruppi di 10 soggetti, così come segue: a. inizio lattazione, 500 g/capo/d della miscela di orzo e granella di leguminosa; b. fine lattazione, 200 g/capo/d della miscela di orzo e granella di leguminosa; c. inizio lattazione, 500 g/capo/d del mangime commerciale; d. fine lattazione, 200 g/capo/d del mangime commerciale. I rilevamenti riguardano: le risorse foraggere pascolate (stima della biomassa disponibile e campionamento della biomassa asportata); il fieno (consumo, prelievo di campioni); i concentrati (test di appetibilità, consumo, prelievo di campioni); le pecore (peso vivo, condizione corporea, carica parassitaria individuale, ingestione al pascolo con la tecnica degli n-alcani, produzione individuale di latte); il latte (prelievo di campioni individuali e di gruppo, resa alla caseificazione). Le determinazioni riguardano: la biomassa pascolata (composizione botanica e chimic
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Effective start/end date1/1/05 → …

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